Biografia di Ugo Tognazzi

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La grande casa di Velletri di Ugo Tognazzi è stata uno dei ritrovi più leggendari del cinema italiano. Qui i vip non erano vip, ma vecchi ragazzi che se la godevano come fossero tra compagni di scuola. Sono innumerevoli le favole e gli aneddoti legati a quelle cene.

Mario Monicelli, Paolo Villaggio, Lina Wertmüller, Vittorio Gassman, Adolfo Celi, Luciano Salce, Alberto Sordi e via dicendo. Gli sfortunati ospiti di quell’improbabile genio gastronomico, Ugo Tognazzi, erano tanti. Si racconta di un maiale tonnato immangiabile. Della permalosità di Tognazzi sulla sua cucina. Di leggendarie votazioni segrete sulla riuscita di quelle cene. Una volta, pare, il grande attore raccolse i bigliettini per portarli da un grafologo al fine di individuare chi aveva giudicato una cagata quelle leccornie. I figli hanno raccontato delle indecenti fantasie culinarie del padre. Tognazzi era uno sperimentatore.

Nella casa di Velletri

In quella casa persa tra le nebbie della leggenda, un’intera parete era nascosta da un enorme frigorifero di legno, provvisto di ogni cosa. Era davanti a quell’armadio che Tognazzi cercava le sue implacabili ispirazioni.

Ma il grande Ugo si riteneva un cuoco di classe, uno sperimentatore e un cultore dei piaceri della cucina. Certo era un cultore dei piaceri tutti, vista la sua fama di viveur.

Aveva una biblioteca colma di libri di cucina. Ne scrisse anche qualcuno.

Forse a volte peccava di eccesso di fantasia, ma in fondo non dovevano essere male quei piatti che vivevano di accostamenti arditi, al di là dei giudizi goliardici degli amici di una vita. A parte il maiale tonnato, s’intende. Tognazzi disse una volta che il cinema per lui era un hobby. Era la cucina la sua vera arte.

Ma va detta una cosa. Tognazzi è passato alla storia come uno dei più grandi attori italiani più che come cuoco.

La giovinezza movimentata di Ugo Tognazzi

Ugo Tognazzi nacque a Cremona il 23 marzo del ’22. Dopo vari giri per il Nord, dovuti alle necessità lavorative del padre, tornò nella sua città nel ’36. La sua famiglia non navigava nell’oro, così il giovane Ugo lasciò gli studi e iniziò presto a lavorare come operaio. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale fu richiamato in Marina.

La passione per il teatro era sbocciata nell’infanzia, e sopravvisse tra quelle difficoltà. Ugo recitava dove poteva.

Era di nuovo a Cremona, finita la guerra. Trovò impiego come archivista. Ma non era quella la sua strada. Il suo talento e le sue ambizioni spingevano, e lo portarono a lasciare il lavoro e Cremona per l’incertezza e per Milano. Navigare nell’incertezza è l’unico modo per raggiungere porti lontani.

Gli esordi in teatro

A Milano il ragazzo si fece notare. Riuscì a entrare prima nella compagnia di Wanda Osiris e poi in quella di Erika Sandri. Cominciò a girare l’Italia e i palcoscenici.

Erano anni di ristrettezze. Ma Ugo non avrebbe mai dimenticato l’odore del velluto e delle notti. E il suono degli applausi. Negli anni della gloria cinematografica, avrebbe ricercato quegli applausi come cuoco, chiedendo il giudizio dei suoi ospiti. E negli ultimi tempi della sua carriera avrebbe di nuovo messo i piedi sullo scricchiolio del legno. Perché Tognazzi era un romantico, dopotutto.

Ugo Tognazzi.

Oltre il teatro

Arrivò la televisione, negli anni Cinquanta. Con Raimondo Vianello, Tognazzi formò una coppia famosissima. Alcuni sketch dei due sarebbero diventati cult del piccolo schermo.

Soprattutto arrivò il cinema. Non era ancora il tempo delle grandi interpretazioni. Ma i ruoli di serie B, nel teatro e nel cinema, si sarebbero rivelati preziosi. La carriera di Tognazzi sarebbe stata un unicum nell’ambito della commedia all’italiana, includendo momenti di comicità leggera. Formative, in questi anni, le sue recitazioni con Totò: Totò sulla luna del ’58 e Sua Eccellenza si fermò a mangiare del ’61.

I film di Ugo Tognazzi

Quasi centocinquanta i film di Ugo Tognazzi. Dal Federale del ’61, diretto dall’amico Luciano Salce, con cui l’attore di Cremona conquistò finalmente il consenso critico, ai Mostri, film a episodi del ’63 di Dino Risi. Da Nell’anno del Signore del ’69 di Luigi Magni alla Grande abbuffata del ’73 di Marco Ferreri, dove recitò con Marcello Mastroianni. Dall’Anatra all’arancia del ’75 di Luciano Salce, film con cui l’impareggiabile Monica Vitti conquistò il David di Donatello e il Nastro d’argento come miglior attrice protagonista, alla trilogia del Vizietto. E chi più ne ha più ne metta. E poi le interpretazioni drammatiche, che culminarono con La tragedia di un uomo ridicolo dell’81 di Bernardo Bertolucci, che gli valse la Palma d’oro a Cannes come miglior attore protagonista.

Ma soprattutto resta indimenticabile la sua interpretazione del conte Mascetti in Amici miei del 1975 di Monicelli, seguito, nell’82 e nell’85, dagli altri due film della serie. Il Mascetti e i suoi compagni di zingarate diedero vita a un cult della commedia all’italiana, sospesi tra la voglia di rimanere giovani, il non prendere nulla sul serio, e una strisciante malinconia. Le celebri supercazzole del Mascetti sarebbero restate tra i segni di riconoscimento di Ugo Tognazzi.

Su tutto, nella carriera di Ugo, svettava la sua voce nasale.

La vita sentimentale e la morte

Si sa, Tognazzi era uno sciupafemmine. Con la sua intelligenza e con il suo fascino, fece cadere ai suoi piedi donne e donne. Tra queste la ballerina inglese Pat O’Hara, da cui ebbe il primo figlio, Ricky, l’attrice norvegese Margaretha Robsham, da cui nacque Thomas, e Franca Bettoja, che mise al mondo Maria Sole e Gianmarco.

Negli ultimi anni Ugo Tognazzi cadde in depressione. Furono tempi duri. La vecchiaia non gli assomigliava.

Ugo morì nell’autunno del ’90 a Roma per emorragia cerebrale, a sessantotto anni. Lasciò un vuoto grande.