Il sorpasso di Dino Risi

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Il sorpasso di Dino Risi, sceneggiato dallo stesso Risi, Scola e Maccari, è un vertice della commedia all’italiana e del cinema tutto.

Quando uscì, nel 1962, il film fotografò l’Italia dell’epoca. La voglia di rinascita, le ebbrezze del boom economico, gli italiani al mare nel giorno di festa. E poi il rito degli autogrill, le ragazze ormai emancipate, le turiste tedesche, il mito dell’automobile, le spiagge affollate. L’epoca del 45 giri, i tormentoni estivi, da Pinne fucile ed occhiali a Guarda come dondolo.

Dino Risi con Il sorpasso fotografò anche le malattie di quei riti collettivi. Quel correre dietro ai modelli di felicità, che rendevano le persone uguali. Nessuno voleva restare escluso dal nuovo benessere e dalle nuove mode.

Vittorio Gassman e Catherine Spaak in una scena del Sorpasso.

Bruno e Roberto

Dino Risi rese immortali due tipi. Bruno, interpretato da un grande Vittorio Gassman, e Roberto, reso benissimo da un altrettanto grande Jean-Louis Trintignant.

Vittorio Gassman veniva dal teatro impegnato. Alcuni dei suoi successi più importanti li aveva ottenuti con la compagnia di Luchino Visconti. Apprezzato dalla critica e dal pubblico più intellettuale, aveva poi scelto di mettere la sua arte al servizio del cinema. Nel ’58 Mario Monicelli lo volle nei Soliti ignoti, dove Gassman recitò con Marcello Mastroianni, Totò, Claudia Cardinale. Da allora fu un pilastro della commedia all’italiana, insieme allo stesso Mastroianni, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Monica Vitti. Nel Sorpasso di Dino Risi la sua interpretazione di Bruno fu memorabile.

Bruno è uno spaccone. Un donnaiolo. Il clacson della sua Lancia Aurelia, tirata sempre al massimo, appartiene a tutti gli effetti alla colonna sonora del film. Bruno è un quarantenne alto e bello, e dispensa le sue verità da quattro soldi. Trova inutili gli studi di Roberto. Trova noioso il cinema di Michelangelo Antonioni, che proprio nel ’62 portò nelle sale L’eclisse, uno dei suoi capolavori. Chiede soldi in prestito, e non è molto portato per il lavoro. Ma il suo atteggiamento sfacciato è solo una maschera che copre le sue fragilità.

Invece Roberto è un ragazzo timido, legato ai valori della sua famiglia piccolo borghese. Non vuole impegnarsi con una ragazza, perché prima deve completare gli studi e sistemarsi. Ha paura della guida spericolata di Bruno. Nel mondo è un pesce fuor d’acqua.

In giro per l’Italia

I due s’incontrano per caso, a ferragosto, in una Roma assolata e deserta. Finiscono, dietro insistenza di Bruno, per trascorrere quasi due giorni insieme, in giro per l’Italia. Tra un’improvvisata ai parenti dell’uno e una visita all’ex moglie dell’altro. Tra autogrill, locande, sagre, spiagge, night, diretti non si sa dove.

Piano piano Roberto viene attratto dal modo di fare del suo compagno. Diventa più spericolato e sfacciato. Ma sotto sotto anche Bruno è attratto da quello studente.

Lo spettatore finisce per immedesimarsi una volta nell’uno e una volta nell’altro. I due rappresentano, con le loro esagerazioni, i due aspetti di ognuno di noi. In effetti Bruno e Roberto non sono i protagonisti. Protagonista è la coppia.

L’ultimo sorpasso e l’amarezza di Dino Risi

Il sorpasso è un vertice della commedia all’italiana perché Dino Risi approfondisce i due personaggi, che non si limitano a strapparci due risate. A questo si aggiunga il realismo alla Pier Paolo Pasolini di certe scene. Poi il finale tragico, che certo alza il film molto al di sopra della semplice commedia. Nel ritorno verso Roma, dopo tutto quel peregrinare, Bruno tenta l’ennesimo sorpasso azzardato, in spregio alle norme e al buon senso. La sua Aurelia finisce fuori strada. Lui ne esce salvo, mentre Roberto perde la vita. Pochi istanti prima il ragazzo aveva detto a Bruno: «I due giorni passati con te sono stati i più belli della mia vita».

Con questo finale un amaro Dino Risi smaschera la pochezza di quelle illusioni estive, e riporta lo spettatore alla realtà. In più punta il dito contro una società in cui a farla franca sono sempre gli spacconi.

Ma prima di tutto con Il sorpasso Dino Risi contesta la velocità. Il nostro correre a vuoto alla ricerca vana della felicità. Un correre che è solo dimenticarsi dell’infelicità. Uno stordimento. Un mimetizzarsi tra le cose. Quello stordimento il regista lo rende splendidamente anche con il sole accecante che riempie le scene diurne. Un sole che addormenta le coscienze.

Ma in fondo Il sorpasso ci dà anche una punta di nostalgia per un’epoca in cui la felicità sembrava (sembrava) a portata di mano. Un’epoca in cui l’Italia era giovane.