Mina Mazzini. La biografia

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Mina Anna Maria Mazzini nacque a Busto Arsizio il 25 marzo del ’40 da genitori cremonesi.

Cremona la vide crescere, da quando Mina aveva tre anni.

Gli anni dell’adolescenza si divisero tra il nuoto e i primi rudimenti di musica. La nonna, cantante lirica, aveva certo la sua influenza. La scuola invece non era tra gli interessi della ragazza, votata all’estro più che allo studio sistematico.

Aveva diciotto anni Mina ed era agosto quando a Marina di Pietrasanta salì per scherzo sul palco della Bussola. Cantò con l’incoscienza della gioventù. Quello scherzo sarebbe stato il suo destino.

Gli inizi di Mina e quella sera di settembre del ’58

Le biografie parlano di un carattere solitario ed enigmatico, di un’inquietudine e di una timidezza che si nascondevano dietro quell’esuberanza. Insomma, Mina Mazzini era un’artista. Aveva tutte le carte in regola per esserla. C’era solo da insistere su quella strada.

Mina insistette. Qualche giorno dopo la serata goliardica della Bussola, con la convinzione di chi aveva riconosciuto il proprio destino, si presentò agli Happy Boys, una band cremonese molto richiesta nella zona. Si propose come cantante. Un’audizione e via, la carriera di Mina poteva iniziare.

Naturalmente iniziò nelle periferie. Ma il talento premeva, e da quelle periferie quella splendida ragazza avrebbe raggiunto i consensi internazionali.

Mina aveva diciotto anni, e i genitori erano perplessi su questa cosa di fare la cantante che si era messa in testa la loro figlia. Così la ragazza uscì di casa di nascosto, quella sera di settembre del ’58. Gli Happy Boys dovevano esibirsi a Rivarolo del Re. In quella balera, in quella sera di fine settembre, iniziò l’avventura di Mina Mazzini.

Il successo di Mina

Mina venne notata. In poco tempo incise quattro 45 giri, di cui due con il nome d’arte di Baby Gate. Il successo non tardò. Le vendite schizzarono alle stelle.

Arrivarono le serate in televisione. Il fenomeno era esploso. Ma eravamo all’inizio.

Mina era influenzata dal rock and roll. Negli anni avrebbe cantato qualsiasi cosa, dimostrando di saper spaziare tra i generi e gli umori. Ma in queste prime esperienze dominava la baldanza giovanile. Mina era l’icona nostrana di una generazione nuova, vogliosa di novità e di freschezza. Mina era giovane.

Dopo varie incisioni, arrivarono le interpretazioni che l’avrebbero portata nell’olimpo della canzone e nelle favole degli anni Sessanta. Brani che fecero epoca. Tintarella di luna, Una zebra a pois, Il cielo in una stanza (scritta da Gino Paoli), Le mille bolle blu, Renato, Stessa spiaggia stesso mare, la splendida Città vuota, E se domani, Brava, Se telefonando (musicata da Ennio Morricone), Sono come tu mi vuoi, Mi sei scoppiato dentro il cuore e così via. Mina passava dal divertissement alla canzone d’autore con naturalezza. Il suo talento le permetteva di maneggiare ogni canzone.

Nel ’60 e nel ’61 partecipò al Festival di Sanremo.

Ebbe successo anche all’estero, con pubblicazioni internazionali e con concerti dal Giappone all’Olympia di Parigi.

Mina, una ragazza moderna

La Mazzini contribuì anche all’evoluzione del costume. Indossava la minigonna in televisione, fumava, insomma, era una tipa moderna. Poi la sua storia con Corrado Pani, da cui nacque, nel ’63, il primo figlio della cantante, Massimiliano, fece scalpore. Corrado Pani era infatti sposato. Questa situazione attirò alla cantante le critiche dei benpensanti. Ma il pubblico non l’abbandonò.

Mina, regina del varietà televisivo

Tra il ’61 e il ’66 Mina condusse tre edizioni di Studio Uno, diretto da Antonello Falqui. Il programma sarebbe diventato negli anni il prototipo del varietà. Con Falqui, la televisione diventò la televisione. Non aveva più un complesso di inferiorità nei confronti del teatro. Il suo linguaggio era autonomo. Giraffe e strumenti tipicamente televisivi venivano mostrati senza problemi. Il pubblico in studio c’era, ma non veniva inquadrato. Perché la Tv non era il teatro. Il suo pubblico era quello delle case. Le scenografie ampie e raffinate, basate sull’essenzialità e sugli arredi scarni, sapevano d’arte. Al centro di quegli sconfinati spazi vuoti, per serate e serate, c’era quella ragazza di Cremona. I suoi duetti con gli ospiti (Nino Manfredi, Totò, Alberto Sordi, Walter Chiari, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi e via dicendo) sarebbero diventati cult della televisione italiana, continuamente riproposti negli anni.

Mina condusse successivamente altri programmi, da Canzonissima a Milleluci.

Mina Mazzini.

Gli anni Settanta

Mina continuò la sua attività frenetica. Continuò a incidere brani di grande successo. A provocare i benpensanti con la sua sensualità e con le sue minigonne.

Ma, fin dai primi anni Settanta, quando tutto sembrava ancora filare liscio, sotto sotto le sue inquietudini premevano. La festa stava per finire. La Tigre di Cremona era vicina al ritiro dalle scene.

Tanti i classici di questo periodo che la facevano stazionare ai vertici delle hit parade. Tra questi, Grande grande grande e Parole parole, celebre sigla finale, cantata con Alberto Lupo, dell’edizione del ’72 di Teatro 10.

In tanti scrivevano o avevano scritto per la voce talentuosa di Mina. Tra questi, negli anni Settanta, spiccava la coppia Mogol-Battisti (Insieme, Io e te da soli, Amor mio).

1978, sul finire dell’estate.

Il desiderio di riservatezza era sempre più pressante per Mina. Il successo e le apparizioni hanno le loro ebbrezze. Ma hanno un lato buio. Un lato che la cantante aveva sperimentato per esempio negli anni Sessanta, quando la sua vita privata e la sua storia con Corrado Pani venivano sbattute sulle copertine.

Quel 23 agosto del ’78 si sarebbe rivelato uno spartiacque. Quello della Bussoladomani sarebbe risultato l’ultimo concerto della ragazza di Cremona.

Quel 23 agosto del ’78. L’ultimo concerto di Mina

Alla Bussola di Marina di Pietrasanta Mina aveva esordito in modo informale nel ’58. Lì aveva cantato tante volte. Su quel palco era di casa. Proprio in quel locale erano stati registrati i suoi due album live, nel ’68 e nel ’72. Quel 23 agosto del ’78, nella vicina Bussoladomani, ne fu registrato un terzo, pubblicato nell’autunno dello stesso anno. Un cult. L’assenza di immagini ufficiali accresce la leggenda di quella notte d’agosto, una notte che sapeva di freddo e di autunno imminente. Una serata indimenticabile, con le malinconie e con le inquietudini di quella voce, con la tipica gestualità di Mina già proiettata verso l’assenza di domani. Mina nessuno l’avrebbe più vista in pubblico.

La scelta di scomparire fu anche una scelta di vanità. La Mazzini sarebbe rimasta giovane, nell’immaginario. Ma soprattutto fu una scelta colorata d’inquietudine, che ci ricorda Lucio Battisti, l’altro mistero della canzone italiana. La voce di Mina, in quella sera d’agosto, era la fine di tante cose. La giovinezza era finita. Gli anni Sessanta erano solo un ricordo dolce e lontano. Con le sfumature inquiete e calde della sua voce, colorata di jazz, di malinconie, di mistero, Mina salutò, senza dirlo, senza nemmeno saperlo.

Dopo il ’78

Da allora la Mazzini ha pubblicato un’infinità di cose. Da brani inediti a cover. Ha duettato con molti artisti, tra i quali ricordiamo almeno Adriano Celentano (l’album Mina Celentano del ’98 è tra i più venduti dell’artista cremonese) e Fabrizio De André (con cui ha inciso nel ’97 la deandreiana Canzone di Marinella, che proprio la Mazzini aveva portato al successo trent’anni prima). I suoi album hanno venduto tantissimo, nonostante la sua riservatezza, o, forse, anche grazie alla sua riservatezza, che ha contribuito a renderla diva inarrivabile e misteriosa.

Negli anni si è consolidato il plauso internazionale nei suoi confronti.

Nel 2001 la cantante apparve in streaming, dal suo studio di registrazione. Fu tra gli eventi di questo genere più seguiti in Italia.

Mina ha ricevuto una quantità incalcolabile di riconoscimenti.

Ha cantato più di millecinquecento canzoni. Il suo virtuosismo le ha permesso di maneggiare qualsiasi cosa. Particolarmente emozionanti sono le sfumature jazz della sua voce. Una voce calda, riconoscibilissima, che sovrasta gli strumenti, i testi, la musica e attira tutto a sé. Il pop di Mina è un pop raffinatissimo. La potenza e la duttilità, nella sua voce, vanno a braccetto. Una duttilità di cui Brava è una dimostrazione inarrivabile.

La Mazzini ha vissuto vari amori, talora tormentati, che hanno fatto le fortune del gossip. L’ultimo, dalla fine dei Settanta, con Eugenio Quaini. I due si sono sposati nel 2006.

Lugano

La cantante vive a Lugano dai tempi della gioventù, quando il successo l’aveva spinta a salvaguardare la sua vita privata nella tranquillità della Svizzera italiana. È questo un altro lato del suo fascino. Mina non è rimasta imbrigliata tra i riti dello spettacolo. Per questo la sua arte sa di verità.