Tre film con Aldo Fabrizi

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Aldo Fabrizi (1905 – 1990) ha recitato in numerosi film, imponendosi come uno dei migliori attori italiani. Ha spaziato tra la risata e l’impegno con naturalezza. Romano di umili origini, amante della buona cucina romana, vecchio macchiettista dei teatrini della capitale, è stato uno dei più grandi rappresentanti della romanità cinematografica, con Anna Magnani e Alberto Sordi.

Ecco tre dei film più importanti con Aldo Fabrizi.

Roma città aperta, il film che fece grande Aldo Fabrizi

Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini tenta di costruire il futuro sulla desolazione. Prova a trarre dalle strade colme di distruzione e di paura l’armonia di un’opera d’arte. Roma città aperta, girata a guerra ancora in corso, è il primo vagito del futuro. La difficoltà di portare a termine il film lo ha colorato di leggenda. Persino la pellicola scarseggiava.

Le strade di Roma con i segni dell’orrore e delle lacrime furono il set. Le memorabili scene all’aperto, le ferite fresche, l’odore vivo della morte fanno di Roma città aperta un caposaldo del neorealismo. È un cinema senza fronzoli. A parlare sono la realtà e la testimonianza.

L’opera racconta la lotta e il terrore della popolazione romana durante l’occupazione dei nazisti, attraverso storie di resistenza e di torture. La scena di Pina (Anna Magnani) che rincorre il suo uomo portato via da un camion e cade mitragliata dai tedeschi è un simbolo del nostro cinema.

Fabrizi veniva dai teatrini della capitale, dalle sue caricature, dai timidi esordi cinematografici. In Roma città aperta era alla sua prima prova importante, che sarebbe restata una delle sue vette. In questo film Aldo Fabrizi interpreta don Pietro, un sacerdote, ispirato a figure reali, che aiuta i partigiani e muore fucilato. La recitazione di Fabrizi è struggente e coinvolta, e resta tra le memorie più solide del nostro cinema.

Aldo Fabrizi.

Prima comunione, il film che diede il Nastro d’argento ad Aldo Fabrizi

Prima comunione uscì nel ’50, diretto da Alessandro Blasetti e sceneggiato dal regista stesso in collaborazione con Cesare Zavattini.

Il signor Carloni, proprietario di una pasticceria di Roma, va a ritirare il vestito per la prima comunione della figlia. Prima che faccia ritorno a casa, s’imbatte in una serie di contrattempi. Una multa, un guasto alla macchina, liti, il vestito smarrito. Quando non s’intravede più una soluzione, l’abito salta fuori, restituito da un uomo. «Appello alla bontà e alla solidarietà in forma di satira dei vizi borghesi, è una commedia ad alta velocità e a ritmo di balletto» (Il Morandini).

Aldo Fabrizi è il protagonista del film. Per la sua interpretazione ebbe il Nastro d’argento. L’attore romano si è sempre mosso tra ruoli comici e ruoli drammatici. Questa commedia sembra sintetizzare la sua capacità di spaziare tra i registri.

Guardie e ladri. Tra dramma e commedia

In Guardie e ladri, film del ’51, Aldo Fabrizi diede una delle sue prove più intense e apprezzate. L’attore romano fu favorito dall’intesa con Totò, l’altro protagonista della commedia. I due si stimavano ed erano amici.

Totò interpreta Ferdinando, un uomo che si arrangia con le sue truffe per mantenere la famiglia. Fabrizi è una guardia, Lorenzo Bottoni, che deve catturare Ferdinando per non perdere il posto di lavoro. Dopo mille peripezie, i due familiarizzano, e scoprono di essere le due facce della stessa medaglia, quella della durezza della vita. Ferdinando si farà arrestare, per salvare il posto della guardia. La guardia prometterà di provvedere alle necessità della famiglia di Ferdinando.

Guardie e ladri è il vertice della coppia di registi Steno-Monicelli, ed è uno dei film che traghettano il neorealismo verso la commedia all’italiana, che proprio Mario Monicelli porta a compimento con I soliti ignoti del ’58.

In Guardie e ladri il neorealismo e il divertimento sono intrecciati in modo esemplare. Fabrizi e Totò si mantengono in equilibrio tra dramma e commedia. Charlie Chaplin è il faro.

La pellicola ebbe successo al botteghino, così come strappò gli applausi della critica. Il successo critico si è poi rafforzato negli anni, e oggi Guardie e ladri è considerato un caposaldo del nostro cinema.

Totò e Aldo Fabrizi in Guardie e ladri.
Foto di Bucherwiliam, CC BY-SA 4.0.

La censura

La censura, naturalmente, creò problemi. Contestò i rapporti tra un rappresentante dello Stato, la guardia, e un ladro. Così alcune scene dovettero essere tagliate.

Ma la censura nulla poté contro la bellezza della commedia. Perché è l’impianto del racconto a essere trasgressivo. La bellezza di questo film sta infatti, oltre che nella prova intensa di Aldo Fabrizi e dell’amico Totò, nell’idea di base per la quale la linea di confine, oggettiva e verificabile, che separa la liceità dall’illiceità è cosa ben diversa da quella, soggettiva e non verificabile, che divide il bene dal male.