I Sex Pistols, il punk e la rabbia degli anni Settanta

You are currently viewing I Sex Pistols, il punk e la rabbia degli anni Settanta

Se da un lato la seconda metà dei Settanta era l’epoca d’oro delle notti in discoteca e della disco music (i Bee Gees, Donna Summer, Gloria Gaynor, gli ABBA), dall’altro era l’apice della rabbia e del punk, che trovavano una delle espressioni più potenti a Londra con i Sex Pistols.

Gli anni Sessanta e i suoi sogni erano lontani, la realtà mostrava la sua faccia, l’ubriacatura del decennio precedente era finita.

La disillusione aveva il volto delle droghe pesanti, delle periferie piene di rabbia, di una protesta che non era protesta ma rifiuto.

Il merito dei Sex Pistols, di cui questi ragazzi erano consapevoli fino a un certo punto, fu quello di riuscire a capovolgere i limiti in pregi. Johnny Rotten, Sid Vicious e compagni non erano dei virtuosi, ma seppero approfittare del loro non saper suonare, esasperandolo, per fare una musica che era rumore, violenza. Tornando alle radici del rock.

Il punk dei Sex Pistols trapiantò nel rock il disagio e la violenza che imperversavano nelle periferie londinesi.

Sex Pistols
Foto di William Mattey da Pexels.

Il punk dei Sex Pistols

Se i Ramones, nella loro grandezza, rimasero confinati in un punk che era piuttosto divertimento e goliardia, se i Clash, partendo dal punk, si diressero verso storie musicali più ricche e complesse, i Sex Pistols, con il loro nichilismo e la loro rozzezza, erano il punk, il punk vero e puro, i rappresentanti più credibili di una grossa fetta di gioventù, quella più disperata. In definitiva i Sex Pistols erano teppisti saliti sul palco. Con loro intere periferie erano salite sul palco. E se Johnny Rotten era più teatrale e interpretativo, Sid Vicious incarnava con spontaneità perfetta quella rabbia e quella disperazione.

I loro pezzi irriverenti, più che fatti musicali, erano sciabolate sonore contro il perbenismo, la società dei consumi, i fasti delle metropoli.

La band inglese influenzò il rock coevo e futuro in modo imponente. Ricordò al mondo cos’era il rock.

Contro tutti

Il lascito dei Sex Pistols consiste in una manciata di singoli, in un epico 33, Never Mind The Bollocks, e nel ricordo di concerti incendiari. Tanto è bastato per diventare leggenda.

Ma a differenza di altre leggende, la cui rivoluzione è in parte rientrata, assorbita dalle istituzioni del rock, i Pistols restano i Pistols, anche dopo lo scioglimento. Ne è un esempio il rifiuto del 2006 di entrare nella Rock and Roll Hall of Fame. La band inglese non vuole essere istituzionalizzata, non vuole entrare in un’enciclopedia della ribellione. È come se volesse mantenere vivo il terremoto che fece traballare l’Inghilterra alla fine dei Settanta.

Il punk rock dei Sex Pistols è contro tutti, anche contro il rock e le sue celebrazioni.