Naturalmente, come ogni storia di successo che si rispetti, la biografia di Elvis Presley, il Re del rock and roll, iniziò tra i disagi e le disperazioni.
Elvis nacque nel Mississippi, a Tupelo, l’8 gennaio del ’35. Jessie Garon, il suo gemello, morì subito.
La casa dove il Re conobbe il mondo, più che una casa, era una baracca. Stava nella parte povera della cittadina, vicino al quartiere dei neri. Tutto aveva un senso. Infatti la musica nera avrebbe nutrito la leggenda di Presley.
I suoi genitori si arrangiavano come potevano, tra i lavori precari e i due soldi con cui mandavano avanti la baracca.
Il gospel Elvis lo conobbe presto, nella chiesa della zona. Conobbe presto anche la chitarra, avuta in regalo per un compleanno.
La famiglia si trasferì a Memphis, alla fine degli anni Quaranta. Il ragazzino lì visse tra i disagi. Faticava a integrarsi, per via del suo stile bizzarro, del suo ciuffo e delle sue basette lunghe. I suoi compagni non immaginavano che quelle bizzarrie sarebbero entrate tra i miti degli anni Cinquanta. In più il ragazzino era introverso. I vestiti economici erano un’altra cosa che lo distingueva. Tra qualche anno, ben altro lo avrebbe distinto.
Il primo singolo di Elvis Presley
Ancora giovanissimo, il futuro Re prese a lavorare come camionista, andando incontro alle necessità della famiglia. Ma quelle strade che percorreva non erano le sue. O forse sì, visto che proprio in una di quelle strade s’imbatté nel suo futuro.
Erano i favolosi anni Cinquanta. Era un giorno d’estate. Union Avenue. Lì c’era un piccolo studio che permetteva di registrare un disco per pochi spiccioli. Il ragazzo decise di tirarci fuori un vinile da regalare a sua madre.
Non passò molto prima che il proprietario dello studio, Sam Phillips, si accorse di quella registrazione. Intuì che qualcosa di grande poteva capitare. La voce di Elvis sembrava unire le due Americhe, quella bianca e quella nera. Così Sam convocò Elvis e due turnisti. Dopo molte prove scelse due brani da coverizzare. Era il 19 luglio del ’54 quando mise nei negozi il primo mattone della leggenda.
Il primo 45 giri di Presley, That’s All Right / Blue Moon of Kentucky, colpì il pubblico di Memphis. Le radio della zona lo trasmettevano. Il ritmo era frenetico e giovane.
Al singolo seguirono i primi spettacoli. Elvis cominciò a muoversi sul palco come nessuno aveva fatto prima. Il suo bacino e le sue gambe andavano a tempo di musica. E le ragazze andavano fuori di testa.

Alle porte del successo
Presley poteva smettere di fare il camionista. La sua carriera era solo iniziata, ma era chiaro che il rock and roll gli avrebbe dato da mangiare. In realtà gli avrebbe dato una ricchezza spropositata, e avrebbe alimentato le sue bizze da divo.
La casetta discografica che lo aveva tirato giù dal camion e lo aveva lanciato mise sul mercato ancora quattro singoli. Quella voce si diffuse sempre più, uscendo dalla zona di Memphis e investendo tutto il sud degli Stati Uniti. Era chiaro che un mito era sul punto di nascere. Era chiaro anche che non poteva essere la piccola Sun Records di Sam Phillips a gestire la faccenda. Così nel ’55 Sam vendette il contratto e tutto il resto alla Rca. Il rock and roll poteva cominciare.
La musica giovane di Elvis Presley
Poteva cominciare anche uno dei periodi più eccitanti di Elvis Presley, che mai avrebbe dimenticato l’inizio del successo planetario, carico di promesse.
I suoi singoli monopolizzavano le classifiche. L’omonimo Lp di debutto, uscito nella primavera del ’56, e il secondo album, Elvis, uscito pochi mesi dopo, si accasarono in cima alle classifiche e nei cuori delle ragazze. Il tutto era alimentato dalle frequenti apparizioni televisive, che scandalizzavano l’America conformista. Non si erano mai viste quelle movenze sensuali. Che vergogna. La gioventù d’America rischiava di essere corrotta. Le proteste si levarono da più parti. Quelle proteste contribuirono a quel successo sproporzionato. Contribuirono a chiarire che quella di Elvis era musica giovane per i giovani. All’improvviso, con il ragazzo di Tupelo, tutta la musica precedente diventò vecchia. Via quelle giacche e quelle cravatte, via quegli atteggiamenti posati, al diavolo quella tecnica ineccepibile. Era venuto il tempo della gioventù e del ritmo. Ed era venuto il tempo dei fan isterici.
Il terremoto
Elvis Presley, con queste prime pubblicazioni, piazzò i primi classici. Heartbreak Hotel, Jailhouse Rock, Blue Suede Shoes, Tutti Frutti, Hound Dog, Love Me, per esempio. Elvis era bianco ed era nero. Era rockabilly. Era soprattutto rock and roll. Con il suo ritmo, dava nuova vita a brani di Little Richard, di Carl Perkins, di altri. In più gli scrivevano pezzi fatti apposta per lui. La voce di Presley sembrava venire da un altro pianeta. Calda, sensuale. Capace di passare come niente fosse dalla dolcezza all’aggressività. L’America era sconvolta. Niente sarebbe più stato lo stesso per la musica. Erano gli anni di Little Richard, di Chuck Berry, degli altri idoli di questa diavoleria chiamata rock and roll. Ma era con Elvis Presley che questi nuovi ritmi giovanili arrivavano davvero nelle gambe di tutti i ragazzi.
Parker, il manager di Elvis, lo instradò per le vie del cinema. Era roba di scarso valore, ma quei film nutrivano la sua popolarità. Dalla colonna sonora del primo film fu tratto un altro classico, Love Me Tender. Seguirono il 33 Elvis’ Christmas Album e altri singoli. Presley era in cima al mondo.

Foto di Rossano aka Bud Care su Flickr, CC BY 2.0.
Il servizio militare e Priscilla
Ma gli obblighi militari non prevedevano eccezioni, e gli ultimi due anni del decennio il Re li passò in divisa. Soprattutto li passò nel dolore per la scomparsa della mamma.
Fu in questo periodo, in Germania, dove svolgeva il servizio, che conobbe la quattordicenne Priscilla. I due iniziarono una relazione, all’inizio osteggiata dalla famiglia di lei. Elvis, negli ultimi anni, aveva avuto molte storie, e altre ne avrebbe avute, specie con donne dello spettacolo. Ma era quella con Priscilla la relazione più importante. I due si sarebbero sposati nel ’67. Nel ’68 sarebbe nata Lisa Marie, futura cantante e futura moglie di Michael Jackson. Il rocker e Priscilla si sarebbero separati nel ’72.
Il declino momentaneo
All’inizio dei Sessanta Elvis mise giù le armi e riprese in mano la chitarra. Il pubblico non lo aveva certo dimenticato, a giudicare da come andavano le cose. I 45 che pubblicò in quel periodo balzarono in testa alle classifiche.
Ma le cose cambiarono in fretta. Nel corso del decennio Presley perse il dominio. Il fatto era dovuto a diversi fattori.
Innanzitutto il rock produceva nuovi miti. I Beatles, i Rolling Stones e gli altri invadevano gli Stati Uniti. Si affermava la psichedelia. Si affermavano gli hippie, una nuova controcultura giovanile. Il rock and roll all’improvviso apparve vecchio. Era stato la linea di confine tra la musica vecchia e la musica nuova. Ma ora questa era andata avanti, e i vari Chuck Berry e Little Richard furono relegati in seconda fila. Il terremoto della seconda metà dei Cinquanta era stato seguito da nuove scosse.
In secondo luogo i fan di Elvis Presley erano spaesati per la sua evoluzione, che lo aveva portato da una musica perlopiù aggressiva e selvaggia a brani più melodici. La sua rivoluzione era in parte rientrata.
A tutto questo si aggiunga che ormai il Re stava perdendo il contatto diretto con il suo pubblico, altro elemento di spaesamento. Infatti Elvis si dedicava sempre più ai film e alle sue colonne sonore. Film che non erano certo dei capolavori. I suoi concerti erano un ricordo.
Il ritorno di Elvis Presley
Ma Presley era Presley. Tenace e orgoglioso. Così tra la fine del decennio e l’inizio dei Settanta mise a segno dei colpi memorabili.
Cominciò ad allontanarsi dal cinema. Tornò a esibirsi in pubblico. Riprese a essere un cantante vero. Si ricordò dello spirito delle origini. Si ricordò della musica black. Il ribellismo degli anni Cinquanta era irrecuperabile, ma c’era di nuovo entusiasmo. Elvis aveva voglia di rituffarsi nel suo mondo e nel successo.
Tornò dopo anni in Tv, sulla Nbc. Era l’inizio del dicembre del ’68 quando andò in onda lo spettacolo che sarebbe stato chiamato Comeback Special. Fu il successo televisivo dell’anno. Gli applausi scrosciarono dalla critica e dalle masse. L’album che ne fu tratto replicò il trionfo. Un Elvis in piena forma, anche fisica, fece di nuovo rock and roll. Il suo look era curato. Fu un tuffo nell’era d’oro del rock and roll. Un tuffo che però non sapeva di rievocazione nostalgica. Oltre a brani recenti, il Re interpretò i suoi vecchi classici. Heartbreak Hotel, Hound Dog, Can’t Help Falling in Love, Jailhouse Rock, Blue Suede Shoes, Love Me Tender, altri.
L’antirazzismo e il patriottismo di Elvis Presley
If I Can Dream, presentata nel Comeback Special, pubblicata in 45 giri nel ’69, fu l’ennesimo successo di quella carriera.
Gli album e i singoli del triennio successivo mostrarono un Presley in bella forma.
Tra le canzoni di questo periodo, spiccavano In the Ghetto e Suspicious Minds, due gemme che sarebbero state annoverate negli anni tra le migliori interpretazioni del rocker. La prima, insieme a If I Can Dream, rappresentava l’ingresso dell’arte preslyana nell’impegno sociale e nella lotta per i diritti civili. Cresciuto a stretto contatto con i neri, Elvis aveva sviluppato un completo antirazzismo.
Questo spirito progressista contrastava con il lato più conservatore della sua personalità, che veniva fuori in questi anni. Nel celebre incontro del ’70 con il presidente Nixon, per esempio, il rocker manifestò tutta la sua preoccupazione per l’antiamericanismo diffuso, la sua passione per le armi e per i distintivi, il suo disprezzo per la controcultura degli hippie. Il patriottismo fu forse ciò che lo spinse a non esibirsi quasi mai fuori degli Stati Uniti.

L’ultimo acuto di Elvis Presley
In questo periodo Presley intensificò i suoi concerti, che restarono fitti fino alla morte.
Nel gennaio del ’73 tenne uno show a Honolulu, nelle Hawaii, mandato via satellite in mondovisione. Il miliardo di telespettatori e il successo dell’album tratto da quell’evento furono un’imponente prova di forza. Il rock and roll non era più di moda, ma era una pietra miliare della cultura del Novecento. Ed Elvis era un’idea eterna di giovinezza. Per l’occasione indossò un costume bianco ricoperto di pietre preziose. Stavano prendendo piede sul palco le stravaganze e gli atteggiamenti divistici.

Le stravaganze e il divismo
Più in generale, negli ultimi anni, le stravaganze e il divismo presero piede anche lontano dal palco.
Presley girava armato. E una fitta barriera di uomini era al suo servizio per isolarlo dalla gente.
Le sue ricchezze incalcolabili lo portarono a soddisfare capricci di ogni genere, da quantità inusitate di gioielli e di auto lussuose a due aerei. In più la sua residenza di Graceland, a Memphis, negli anni si era arricchita di eccentricità varie. Ormai era provvista di ogni cosa. Dal muro di cinta in pietra rosa dell’Alabama al garage che poteva ospitare decine di vetture. Dal bar alla sala da biliardo. Poi palestra, piscina, una cascata interna, le tombe dei familiari, ambienti di ogni tipo. Quelle ricchezze incalcolabili si assottigliarono parecchio.
Oggi Graceland è uno dei luoghi più visitati degli Stati Uniti. Perché la leggenda di Elvis Presley è immortale.
L’altra faccia della gloria
Il rocker negli ultimi tempi si appannò. Passava intere giornate a letto. Assumeva farmaci in quantità esorbitanti, per far fronte allo stress, per dormire, per combattere le depressioni che ormai lo attanagliavano. Diventò dipendente da quei farmaci.
Diventò dipendente anche dagli eccessi alimentari. Schifezze di ogni tipo scendevano a ogni ora nel suo stomaco. Elvis ingrassò notevolmente.
Sul palco era goffo. Era l’ombra del ragazzo che quindici anni prima aveva scosso l’America. L’arte di Elvis Presley, dopo il ’73, era l’ombra di se stessa. I concerti diventavano sempre più brevi. Le stravaganze sempre più grottesche. Presley dimenticava le parole delle canzoni. Eppure, qua e là, cavava fuori dalle sue disperazioni ancora qualche sprazzo leggendario.
Sformato, stanco, pieno di farmaci, pieno di nostalgia per i tempi d’oro, il Re morì a quarantadue anni, il 16 agosto del ’77, sorpreso da un attacco cardiaco nel bagno di Graceland. Fu trovato dalla sua fidanzata di quei tempi, Ginger Alden. Le scene d’isteria dei giorni seguenti alimentarono la leggenda.