Gli album più belli di Stevie Wonder

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Gli album importanti di Stevie Wonder sono tanti, sparsi tra i decenni. Ma i più belli si concentrano negli anni Settanta. Nei Sessanta, l’enfant prodige già era in grado di conquistare il pubblico. Negli anni Ottanta, il suo soul commerciale raggiunse tutti. L’esempio scontato è I Just Called to Say I Love You, la sua canzone più conosciuta. Ma fu nei Settanta che Stevie aggiornò il soul, contaminandolo con l’elettronica e con una vasta gamma di generi.

Wonder è uno dei grandi di questa musica, con Otis Redding, James Brown, Aretha Franklin, Ray Charles, Sam Cooke, Marvin Gaye, Roberta Flack e qualcun altro.

L’artista statunitense ha saputo muoversi tra contemplazioni e lotta politica, tra vette della classifica e sperimentazione. Polistrumentista di talento, compositore geniale, è anche un interprete di rara intensità.

Secondo molti questi sono i suoi tre Lp più belli.

Talking Book. L’album che diede il via agli anni d’oro di Stevie Wonder

Talking Book uscì nell’ottobre del ’72. Fu l’ennesimo colpo della mitica Motown, etichetta discografica fondamentale per la diffusione della musica black. Fu soprattutto uno dei capolavori di Wonder.

La canzone d’apertura, You Are the Sunshine of My Life, portò all’artista il primo Grammy. Il primo singolo, Superstition, sarebbe restato tra i suoi classici. Entrambi i pezzi salirono in cima alle classifiche. L’Lp ebbe un grande successo.

Talking Book, insieme al precedente Music of My Mind, uscito nello stesso anno, diede il via all’epoca d’oro di Stevie, che avrebbe occupato tutto il decennio.

In quest’album, ma non solo in questo, Stevie Wonder fece tutto. Il grande artista scriveva, arrangiava, suonava, produceva. E rinnovava il soul, facendolo interagire con il rock, con il funk, con il jazz, con i sintetizzatori, con mille trovate.

Stevie Wonder era lontano dal pop soul degli anni Ottanta, ma le perle di quest’album, nella loro raffinatezza, non rinunciavano all’orecchiabilità. Questo connubio di sperimentazione e orecchiabilità fu alla base di quel successo.

Talking Book fu un passo decisivo nell’evoluzione della musica dell’anima.

Foto di Rózsavölgyi Gyöngyi, CC BY-SA 4.0.

Innervisions. Tra contemplazione e protesta

Non era passato un anno quando Stevie Wonder ci regalò Innervisions, un altro album capolavoro. Era l’estate del ’73. L’Lp fece il pieno di premi e conquistò il pubblico. Oggi è considerato uno dei vertici dell’artista statunitense.

In questo 33 c’è la denuncia delle discriminazioni razziali in Living for the City. Una canzone forte e vibrante. C’è l’amore in All In Love Is Fair e in Golden Lady. Poi Visions, che ci trasporta in oceani di purezza. C’è prima di tutto l’indimenticabile gospel di Jesus Children of America. E c’è la voce di Wonder, che segue come meglio non si potrebbe i moti dell’anima.

Dopo quest’album niente è stato più lo stesso per il soul.

Songs in the Key of Life. L’album capolavoro di Stevie Wonder

Songs in the Key of Life fu pubblicato nel ’76. Neanche a dirlo, raggiunse i vertici delle vendite. Questo doppio album fu il consolidamento delle recenti conquiste di Stevie Wonder. Molti lo considerano la sua vetta. Certo è uno dei suoi esiti indimenticabili.

Stevie lavorò come un matto a queste registrazioni, rifinendo ogni dettaglio.

Nel tempo molti artisti hanno citato Songs in the Key of Life come uno dei loro dischi preferiti. Tra questi Elton John, Michael Jackson, Prince, Mariah Carey, Whitney Houston.

In quest’album Stevie Wonder naviga tra i generi. È un’opera ricca di mondi musicali. Si va dal funk al jazz, dal pop al rock. Ma questo genio del soul non perde la rotta.

Tanti i brani diventati classici. Da I Wish a Another Star, da As a Isn’t She Lovely. Una delle canzoni indimenticabili è Sir Duke. È dedicata a Duke Ellington, e si regge tra profumi jazz e pop. Un pezzo trascinante.

Tra i vari momenti di dolcezza, anche in quest’album Stevie Wonder non rinuncia alla protesta politica. Alcuni versi di Village Ghetto Land:

Verresti con me

fino in fondo alla mia strada?

Verresti con me

a Village Ghetto Land?

Guarda la gente che chiude a chiave le proprie porte

mentre i ladri ridono e rubano.

I mendicanti osservano e mangiano il loro pasto

dai bidoni della spazzatura.

[…]

I bambini giocano con le macchine arrugginite.

Le ferite coprono le loro mani.

I politici ridono e bevono

ubriachi a qualsiasi richiesta.