Biografia di Whitney Houston

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Whitney Elizabeth Houston nacque il 9 agosto del ’63 a Newark, nel New Jersey. I suoi genitori erano John Houston e Cissy Houston, due figure pesanti nella biografia della futura diva. Il primo, suo futuro manager, avrebbe portato la figlia in tribunale per questioni economiche, aprendo ferite dolorosissime. La seconda, cantante soul, le spianò il terreno della gloria musicale. Whitney crebbe in un mondo fatto di musica. Anche le sue cugine Dionne e Dee Dee Warwick erano cantanti. La prima sarebbe diventata una delle artiste nere più influenti. La seconda, secondo più fonti, avrebbe abusato sessualmente della piccola Whitney. Insomma, la futura star conobbe da piccola i lati opposti del suo futuro, la gloria musicale e l’inferno.

L’adolescente Whitney seguiva la madre nei locali. A volte cantava anche lei, cominciando a prendere confidenza con il palco. Il soul e il gospel erano nel suo Dna. Ma la Houston li avrebbe piegati in direzione del pop, raggiungendo consensi planetari. Sarebbe stata tra i pochi, negli anni Ottanta, a competere in fatto di vendite con Michael Jackson e con Madonna. Avrebbe vinto una quantità impressionante di premi e svettato nelle classifiche. Il suo nome sarebbe stato scritto più volte nel Guinness dei primati. Ma dietro il successo e la facciata del suo pop pulito ci sarebbero stati eccessi e tragedie.

Whitney Houston.
Foto di tm_10001 su Flickr, CC BY-SA 2.0.

Il debutto folgorante

Già dalla prima giovinezza la Houston si avviò per i sentieri della musica in modo professionale. Collaborò come voce di supporto con vari artisti. Notata per la sua bellezza, intraprese in parallelo la carriera di modella, conquistando più di una copertina.

I tempi erano maturi per il suo esordio vero. Era il febbraio dell’85 quando Whitney Houston mise nei negozi l’omonimo album di debutto, che, saltando tutti i passaggi intermedi, la catapultò direttamente nelle leggende del pop. Il disco le garantì la prima iscrizione nel Guinness dei primati, risultando il 33 d’esordio più venduto di sempre. Svettò per mesi nelle classifiche. You Give Good Love fu il primo di una serie di singoli di successo. Il successivo, Saving All My Love for You, valse alla cantante il suo primo Grammy.

Whitney Houston. Un’icona degli anni Ottanta

All’inizio del giugno dell’87, Whitney Houston diventò per sempre Whitney Houston. Il singolo I Wanna Dance with Somebody (Who Loves Me) le diede fama universale, oltre al secondo Grammy. Basta ascoltarne le prime note per essere catapultati negli anni Ottanta. Sono pochi i brani capaci di restituire un’epoca. I Wanna Dance with Somebody (Who Loves Me) è uno di questi. Una Whitney in forma smagliante, all’apice dell’entusiasmo per una carriera cominciata ora e già scritta nelle storie del pop. Le sue capacità vocali andavano ben al di là del normale talento.

La tecnica, il pop romantico, la bravura esagerata schiacciavano il suo gospel innato, che però sopravviveva in qualche angolo dell’anima e rendeva poetica e viva quella perfezione.

Quel singolo lanciava il secondo album, Whitney, che replicò il successo planetario del debutto. La Houston continuò a piazzare singoli e singoli ai vertici delle classifiche, finendo per monopolizzare il Guinness.

In cima al mondo

Da questo momento la carriera dell’artista proseguì su quella lunghezza d’onda per qualche anno. Dopo aver pubblicato il terzo Lp nel ’90, I’m Your Baby Tonight, nel ’92 Whitney Houston esordì nel cinema con il film Guardia del corpo. La sua colonna sonora la portò ancora una volta in cima alle classifiche, risultando la più venduta di sempre. Il brano I Will Always Love You, cover di un pezzo di Dolly Parton, fu un singolo che arrivò in ogni angolo del pianeta. Grande successo ebbero anche altri pezzi, per esempio I Have Nothing. Whitney continuava a portare a casa Grammy e premi vari. Ma l’immensa popolarità cominciava a mostrare l’altra faccia. Stare sotto i riflettori ha i suoi risvolti negativi. E i segni di inquietudine presero a solcare il viso radioso di Whitney.

Il declino e l’inferno

Nel ’95 la cantante recitò in Donne. Nel ’98 uscì il quarto album, My Love Is Your Love, l’inizio del declino. Naturalmente sarebbe stato un declino nobile. Ci sarebbero stati ancora guizzi e riconoscimenti. La Houston avrebbe ancora pubblicato tre album.

Nel ’92 Whitney aveva sposato il cantante Bobby Brown. Nel ’93 aveva avuto l’unica figlia, Bobbi Kristina. Brown aveva problemi con la legge, per questioni legate alla droga e per violenze. Venne anche arrestato. Quella vita di coppia era turbolenta. La separazione ci fu nel 2006.

Nel 2003 John Houston, il papà e l’ex manager di Whitney, morì. L’aveva trascinata in tribunale in quanto sosteneva di non essere stato pagato completamente dalla figlia. Fu una faccenda dolorosa per Whitney, che finì per precipitare. Un anno dopo la morte di John, la cantante vinse la battaglia legale. Ma non mancava molto al giorno in cui i due sarebbero stati di nuovo vicini, in un cimitero del New Jersey.

Dalla fine degli anni Novanta iniziarono a venire fuori i problemi di droga di Whitney. Anche i suoi comportamenti diventavano bizzarri. Per esempio annullava concerti all’ultimo momento. Nella sua gabbia dorata, le sue depressioni la portarono sull’orlo del baratro. Nonostante qualcosa si sapesse, pochi immaginavano il suo inferno. A livello popolare resisteva in qualche modo l’immagine divulgata dal suo pop sorridente.

La morte di Whitney Houston

Il giorno del destino arrivò anche per la vecchia bambina del New Jersey. Whitney incontrò la morte l’11 febbraio del 2012. Aveva quarantotto anni e la bellezza ancora addosso. Avrebbe dovuto partecipare a una serata al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles. Ma in una suite di quell’hotel la trovarono nella vasca da bagno, sott’acqua. Aveva avuto un malore. Nel suo corpo trovarono droghe e farmaci. Una settimana dopo, i funerali furono celebrati nella stessa chiesa del New Jersey dove la piccola Whitney un tempo cantava nel coro gospel.