Frasi di Federico Fellini

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Federico Fellini, nato a Rimini nel 1920 e morto a Roma nel 1993, è per certo uno dei più grandi registi della storia del cinema.

Nel 1960, con La dolce vita, film con Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, Fellini dipinse, con schemi narrativi inusuali, l’ebrezza del successo e della mondanità, e allo stesso tempo ne biasimò gli aspetti più deteriori. Da notare il piccolo ruolo che il regista riservò a Nico, che si sarebbe affermata, con la sua voce immobile e lugubre, come una delle più grandi cantanti del rock alternativo. Memorabili alcune scene del film, a cominciare dal bagno di Anita Ekberg nella Fontana di Trevi.

Un grande ruolo nelle pellicole di Federico Fellini lo ricoprirono la sua infanzia e la sua adolescenza, come nei Vitelloni, film del 1953, e in Amarcord, del 1973. Ma i ricordi non portavano mai a un autobiografismo arido. Protagonista era il sogno. A colpire era l’universalità della sua provincia.

E poi tutti gli altri capolavori, fino alla Voce della luna del 1990, che lo portarono a vincere quattro Oscar per il miglior film straniero (per La strada, Le notti di Cabiria, e lo stesso Amarcord).

Tra gli innumerevoli altri riconoscimenti, la Palma d’oro a Cannes nel 1960 e il Leone d’oro a Venezia nel 1985. Poi l’Oscar alla carriera nel 1993, l’unico che il grande regista ritirò personalmente.

Federico Fellini
Federico Fellini.

Frasi di Federico Fellini

Non ho molto da dire.

Credo di aver imparato molto poco in tutti questi anni […].

Ho imparato che certi odori si fissano nella memoria, e quando li risenti è come se tutti quegli anni non fossero mai passati.

Ho imparato che il sabato è meglio della domenica.

[…]

Ho capito che non c’è da preoccuparsi se a 40 anni non sai che fare della tua vita, se hai ancora una gran voglia di giocare. Forse sei l’unico che ha capito qualcosa.

[…]

Ho imparato che il sale si mette prima che l’acqua cominci a bollire.

[…]

Ho scoperto che con gli anni i tuoi errori e i tuoi rimpianti impari ad amarli come figli.

Ho imparato che la nostalgia ha lo stesso sapore della cioccolata bollente.

[…]

Ho imparato che la tua camicia preferita attira il sugo in modo micidiale.

Ho imparato che non c’è cosa più bella che svegliarsi una mattina senza sapere che ore sono, senza riconoscere la stanza e soprattutto senza ricordare come ci sei arrivato.

Ma soprattutto ho imparato che i giorni veramente importanti nella vita di una persona sono cinque o sei in tutto.

Tutti gli altri fanno solo volume.

Così fra sessant’anni non ti ricorderai il giorno della tua laurea, o quello in cui hai vinto un Oscar.

Ti ricorderai quella sera in cui tu e i tuoi amici, quelli veri, avete fumato 10 sigarette a testa e ubriachi persi avete cantato per strada a squarciagola fradici di pioggia.

Quelli sono i momenti in cui la vita davvero batte più forte.

La preghiera è un colloquio con se stessi, con la tua parte più segreta, più genuina, più misteriosa, e quando ti rivolgi a quella c’è sempre il caso che venga fuori qualcosa di buono perché chiedi aiuto a ciò che v’è di più prezioso in te, di più vergine… […] È così stupido chiudere gli occhi al mistero, così disumano, un atteggiamento da bestie. Il mistero di tutto… il silenzio che ti circonda e diventa chiarore…

Ognuno ha la faccia che gli compete, non può averne un’altra: e tutte le facce sono sempre giuste, la vita non sbaglia.

Chi ci guida nell’avventura creativa? […] Soltanto la fiducia in qualcosa o in qualcuno nascosto dentro di te, qualcuno che conosci poco, che si fa vivo ogni tanto, una tua parte sorniona e sapiente che si è messa a lavorare al posto tuo può aver favorito la misteriosa operazione.

A me sembra che tutti i progetti che poi finisco per realizzare esistono non soltanto da prima, ma da sempre […]. È come se piccole cittadelle, piccoli organismi, piccoli nuclei si fossero fabbricati per conto loro mentre io ero occupato a lavorare e che a me basti riconoscerli, accoglierli. La sensazione che mi ha accompagnato in tutti questi anni non è stata quella di sviluppare, ma semplicemente di percorrere un itinerario creativo già predisposto, che io dovevo limitarmi a seguire col compito di precisare, stabilire confini, dare contorni […].

Non mi sembra di essere cambiato molto da quando avevo 17 anni, e stavo nella vita con una curiosità partecipe ma irresponsabile, rinviando sempre al giorno dopo un atteggiamento eventualmente più serio e impegnato.

Non riesco a organizzarmi per il rituale che esige lo spettacolo: uscire di casa, salire in macchina, sedersi fra tante persone, star lì a farsi solleticare da emozioni collettive. Se esco di casa per andare al cinema o a teatro, stai sicura che durante il tragitto vedo qualcosa che mi interessa di più.

L’unico vero realista è il visionario.

La vita è una combinazione di magia e pasta.

In America continuano a rivolgermi inviti, a offrirmi somme da capogiro, ma perché dovrei andare fuori? Non ho bisogno di stimoli esteriori: il mio paese, le mie campagne, la gente che conosco è ancora sufficiente a stimolarmi […].

Non credo che possa esistere un artista senza la timidezza, la timidezza è una sorgente di ricchezza straordinaria: un artista è fatto di complessi.

Una sana, vasta, solida, coriacea ignoranza. Non so nulla di nulla. E il discorso non vale solo per i libri. Vale anche per i film.

I classici del cinema devo vergognosamente confessare che non li ho mai visti, non ho mai visto Murnau, Dreyer, Eisenstein.

Bisogna accettare se stessi: io sono questo e sono contento di essere questo. Voglio smetterla di costruire miti sopra di me, voglio vedermi come sono: bugiardo, incoerente, ipocrita, vile…

I clown piacciono tanto ai bambini, le loro figure sgangherate, gli abiti stracciati, le facce sporche di colori. Si rotolano in terra, si divertono con secchiate d’acqua in faccia. E nessuno li rimprovera, anzi si applaude, con entusiasmo, fascinazione, paura, solidarietà totali.

Mi piace avere paura, è un sentimento ghiotto, che dà un sottile piacere. Sono sempre stato attratto da tutto quello che mi faceva paura. Credo che la paura sia un sentimento sano, indispensabile per godersi la vita.

Non sono un homo politicus, non lo sono mai stato. Politica e sport mi lasciano completamente disinteressato, inerte, non partecipe e quando mi trovo a viaggiare in treno o ospite in qualche casa privata le mie possibilità di conversazione sono ridotte a zero.