Paul McCartney, Penny Lane e gli anni Sessanta

All’inizio del ’67, Paul McCartney e gli altri Beatles stavano diventando perfezionisti anche per i filmati promozionali.

Sotto la guida di Peter Goldmann, regista svedese di programmi televisivi di musica pop, portate a termine le riprese relative a Strawberry Fields Forever, i Beatles, tra il 5 e il 7 di febbraio, per Penny Lane, si recarono a Stratford, dove si volle ricreare l’atmosfera della zona della periferia di Liverpool a cui la splendida canzone di Paul McCartney era dedicata. Il regista immortalò anche i quattro a cavallo. Le scene furono unite ad altre girate nella vera Penny Lane, dove Goldmann si era recato senza i ragazzi e aveva filmato alcune cose, per esempio il negozio del barbiere, cantate nel brano.

La Penny Lane di Paul McCartney
Scorcio di Penny Lane, periferia di Liverpool dove Paul McCartney e John Lennon passavano da ragazzini.
Foto di Rept0n1x su Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.

Penny Lane, un 45 non previsto

Il 17 febbraio uscì Strawberry Fields Forever / Penny Lane. I due pezzi erano originariamente destinati a un nuovo album, invece videro la luce su 45 giri. Brian Epstein aveva chiesto un singolo, e la scelta era caduta sul capolavoro lennoniano e su Penny Lane di Paul McCartney. Non c’è da rammaricarsi: il 45 è splendido e il successivo 33, Sgt. Pepper, è difficile immaginarlo più grande di quanto non sia. La casualità e interventi esterni accompagnavano la produzione beatlesiana. I capolavori dei quattro venivano da un incontro perfetto tra l’individualità e il caos del mondo.

L’entusiasmo di Paul McCartney

Poche cose parlano chiaramente di Penny Lane come le ispiratissime parole di Ian MacDonald nel suo The Beatles. L’opera completa: «Con la sua visione di “azzurri cieli dei sobborghi” e la sua illimitata, fiduciosa energia, Penny Lane distilla l’essenza del suo tempo più compiutamente di qualsiasi altro frutto della creatività della metà degli anni Sessanta. Dipinta con i colori primari di un libro illustrato per bambini, eppure osservata con la malizia di una banda di ragazzini usciti da scuola che vagabondano in direzione di casa, Penny Lane è al tempo stesso ingenua e furba; ma, soprattutto, elettrizzata all’idea di essere viva».

Le parole di George Martin

Ricorda George Martin, il mitico produttore della band di Liverpool, a proposito del periodo in cui Paul McCartney concepì Penny Lane: «Quella sulla quale i Beatles si trovavano nel 1966 era un’automobile che scendeva a rotta di collo giù per una discesa, in una corsa folle. […]

«Le richieste di concerti piovevano quotidianamente da ogni angolo del mondo. Brian continuava ad accettare date su date, senza rendersi conto della pressione che i ragazzi stavano subendo. […]

Alla fine del 1966, Brian fu costretto ad accettare un fatto con il quale mai avrebbe pensato di doversi confrontare: i Beatles si rifiutavano di suonare ancora dal vivo. […] Era un suicidio commerciale, secondo la logica di quell’epoca. A quel tempo i gruppi non pensavano a registrare in studio, occupati com’erano a costruire il proprio successo unicamente grazie alle performance dal vivo. Il fatto che i Beatles volessero chiudere definitivamente con i concerti per poter passare mesi a registrare un album, Sgt. Pepper, sconvolse terribilmente Brian. […]

«Il mondo stava franando su di loro. La Prima legge di Newton, secondo la quale per ogni azione esiste una reazione uguale e contraria, aveva iniziato a dare i suoi risultati. L’isteria generale che i Beatles avevano innescato stava producendo il suo inevitabile contraccolpo».

Il rifugio nei ricordi e la ricerca artistica di Paul McCartney

Queste parole di George Martin pongono l’accento su due cose.

La prima è che il successo è solo un’ebbrezza temporanea. Il successo dei Beatles ora presentava il conto. Paul McCartney e compagni erano al limite delle loro forze ed erano prigionieri della popolarità. Questa è una delle premesse per capire Penny Lane e quella volontà di rifugiarsi nei ricordi di luoghi familiari e protettivi. E lo stesso discorso naturalmente vale per Strawberry Fields Forever.

La seconda è che i Beatles, raggiunto l’apice del successo commerciale, ora avevano un’attitudine più elitaria: i concerti dovevano lasciare spazio all’invenzione in studio e al suono ricercato attraverso la manipolazione degli strumenti di registrazione. Forse Paul McCartney e gli altri non sapevano che proprio quell’incontro tra il pop «beatlesiano» e una ricerca più sofisticata avrebbe prodotto, con Sgt. Pepper, un successo commerciale senza precedenti e un simbolo dei Sessanta. Con Penny Lane (e con Strawberry Fields Forever) i Beatles anticiparono tutto questo.