Imagine di John Lennon

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Imagine di John Lennon uscì nel settembre del 1971, come brano d’apertura dell’omonimo album. A ottobre uscì come singolo. Ebbe un grande successo. Un successo che però era niente rispetto a quello che avrebbe avuto negli anni. Imagine, al giorno d’oggi, la conoscono tutti. È uno dei brani più popolari di sempre. In più è stata inserita in varie classifiche delle canzoni più belle del Novecento.

I Beatles si erano sciolti da poco. Un anno. John Lennon, dei quattro, era quello più voglioso di una carriera solista. Già negli ultimi tempi dei Beatles aveva dato vita ad alcuni progetti fuori dal gruppo. A cominciare dai celebri bed in con la moglie Yoko Ono. Questi bed in, quello di Amsterdam e quello di Montréal, erano delle conferenze in stanze d’albergo. In queste riunioni si cantava e si suonava. E si proponeva al mondo la pace. Dal bed in di Montréal venne fuori la celebre Give Peace A Chance, bandiera di ogni manifestazione pacifista dell’epoca e degli anni a venire. Queste riunioni di Amsterdam e di Montréal restituivano il clima di fine anni Sessanta.

Imagine, il brano più famoso di John Lennon, sembrava proseguire su quella strada. Sembrava.

Imagine, la quiete interiore cantata da John Lennon

In realtà Imagine non è una canzone pacifista. È una canzone di pace. Sebbene sia stata cantata in un’infinità di cortei pacifisti, non parla della pacificazione dei popoli. Parla della quiete interiore dei singoli individui. Naturalmente, se gli uomini sono in pace con se stessi, non sono in guerra tra loro. Il mondo immaginato da John non è un mondo dove le armi sono state messe a tacere. È invece un mondo di pace. Non di sospensione della guerra.

In modo analogo, John Lennon non immagina l’abolizione della proprietà privata, ma un mondo dove non ci sia la proprietà privata, l’idea della proprietà. Cosa diversa dall’averla abolita. Quindi, al di là dei fraintendimenti (a cui contribuiscono alcune cose dette dallo stesso Lennon), Imagine non ha nulla a che vedere con il comunismo né con qualsiasi ideologia.

Il malinteso riguarda anche il presunto ateismo veicolato dal brano. Nessun ateismo. Quando John parla dell’assenza delle religioni, si riferisce ancora una volta all’assenza dei conflitti. Compresi quelli causati dalle religioni.

L’aspetto più affascinante di Imagine è che quel mondo utopico non è poi così utopico. Infatti, per realizzarlo, non bisogna trovare un accordo tra le persone. È una questione individuale. Nessuno, per vivere nella pace (che non è un mondo pacificato), deve chiedere il permesso agli altri. La pace evocata da Imagine è dentro ognuno di noi.

Il mosaico dello Strawberry Fields Memorial, nel Central Park di New York. Il memoriale si trova non lontano dal Dakota, il palazzo davanti a cui l’8 dicembre del 1980 John Lennon incontrò la morte.
Foto di Michael Aleo su Unsplash.

La perfezione di quei tre minuti

Un altro aspetto che rende grande la canzone è questo. Imagine, prima ancora di parlare di pace, l’accarezza. La sua musica è serena. Una musica semplice, basata sul pianoforte, arricchita dagli archi e poco altro. Una semplicità immortale.

Imagine è un incontro irripetibile di cose alte e di pop, di anticonformismo e di vendibilità.

Ogni tassello del brano è al proprio posto. Ogni respiro di Lennon è al proprio posto. Infatti Imagine è una sola. Nonostante sia stata rifatta e omaggiata tante volte, Imagine è quella cantata da John Lennon e incisa su quel nastro. L’ex Beatle, se l’avesse cantata un milione di volte, non avrebbe trovato quella perfezione. Questo brano è il prodigio di quei tre minuti. C’è persino da dubitare che sia una canzone di John Lennon. Forse è una canzone che ha creato la vita servendosi di Lennon.