Vari album di Antonello Venditti sono capisaldi della canzone d’autore italiana. C’è chi stenta a inserire il cantautore romano tra i maestri della nostra musica d’autore, forse per quella sua vena pop che ne accompagna la poesia. Ma molte sue canzoni sono indimenticabili.
La romanità percorre tutto il canzoniere vendittiano. In effetti, al di là dei brani dedicati alla sua città, di cui la giovanile Roma capoccia è uno dei più famosi e belli, Roma è spesso lo sfondo di queste storie. Storie fatte di nostalgie, di disillusioni, di ricordi giovanili.
Questi sono tre degli album più belli di Antonello Venditti.
Lilly (1975)
Lilly uscì all’inizio dell’autunno del ’75. E autunnale era la sua atmosfera, tra dolori e nostalgie. Questo 33, il quarto, fu la conferma definitiva di Venditti. La sua voce unica e potente arrivò alla piena maturità. L’Lp ebbe gli applausi della critica e il consenso del pubblico, raggiungendo il vertice della classifica. Il cantautore romano era l’autore dei testi musicali e poetici. Sulla copertina rossa, ritagli di giornale disegnavano un volto di donna.
I due pezzi da novanta dell’album sarebbero restati due classiconi della carriera di Antonello Venditti. Lilly e Compagno di scuola.
Lilly si addentrava nella realtà dura di quei tempi, un decennio pieno di morte e di eroina. Ma il brano non era solo realismo crudo. Era anche dolore vivo per la sorte della ragazza annientata dalla droga. Il suo nome ripetuto all’infinito raggiungeva vette di strazio. In mezzo si stagliavano flash di quel dramma e ricordi di altri tempi. I quattro buchi nella pelle, le arance della domenica mattina, la carta di giornale, l’ospedale, la stanza gelata, i poeti maledetti erano sprazzi indimenticabili di disperazione, contrapposti ai viaggi e agli studi di un tempo.
Compagno di scuola era un atto d’accusa rivolto a una generazione che aveva fatto il Sessantotto e che ora si era accasata tra le vecchie sicurezze borghesi, simboleggiate dal lavoro in banca. Ma Compagno di scuola era soprattutto nostalgia della giovinezza, del liceo, di quei miti indistruttibili. Non c’è nessun cantautore che abbia messo in musica le emozioni degli anni della scuola con la stessa intensità di Venditti. Il suo canzoniere è colmo di canzoni e di immagini della prima giovinezza, quando il mondo porge le sue promesse. Tra queste canzoni, Compagno di scuola ha un posto di prima fila. Indimenticabili quegli scatti, nei quali ognuno di noi può riconoscersi. La prima campana, le scale, Paolo e Francesca, quella del primo banco, le assemblee, le feste, il corridoio…
Ma tutti i brani dell’album mostravano un Antonello Venditti in bella forma. Da Santa Brigida, carica di romanità, allo Stambecco ferito, canzone sul potere sfruttatore e sulla violenza. E poi tutto il resto.
Sotto il segno dei pesci (1978)
Sotto il segno dei pesci, il sesto album, uscì l’8 marzo del ’78, compleanno di Antonello Venditti. Il 33 ripeté il successo di Lilly, dopo il parziale flop di Ullàlla. C’è chi lo considera il suo vertice.
La title track contrapponeva i sogni della giovinezza alle amarezze del presente. Quella generazione aveva fatto il Sessantotto. Ma la maturità portava le sue disillusioni. La realtà non era quella sognata anni prima tra cortei e rock.
Francesco e Bomba o non bomba parlavano del rapporto tra Antonello e De Gregori, che avevano esordito insieme con Theorius Campus nel ’72. Due vecchi amici, che ora si erano allontanati. Se Bomba o non bomba, con il suo ritmo brioso, ripercorreva il viaggio dei due dall’anonimato al successo, Francesco era malinconica. In questa canzone, l’offuscamento di quell’amicizia era anche l’offuscamento della giovinezza, dei sogni vissuti nelle mille serate passate a cantare al Folkstudio.
Poi Giulia e Sara. Due celebri figure femminili di Antonello. Due canzoni fatte di anticonformismo. Il rapporto lesbico (Giulia) e la gravidanza di una ragazzina (Sara) erano infatti ancora temi scandalosi. Nella frizzante Sara tornavano, visti da una prospettiva diversa, gli anni della scuola, mito inossidabile del canzoniere vendittiano.

Cuore (1984)
La carriera di Antonello si divide in due fasi. La prima arriva ai primi anni Ottanta, e si caratterizza per un Venditti più poetico e impegnato. La seconda è più pop. Cuore, uscito nell’84, è un bellissimo anello di congiunzione.
La commistione di profondità e pop, che aveva sempre caratterizzato questo canzoniere, raggiunse con Cuore un equilibrio ammirevole. Un album splendido, che conquistò le masse senza rinnegare i tratti tipici di Antonello Venditti.
Ci vorrebbe un amico era il brano che ci parlava meglio della svolta commerciale di Antonello, anche per le sue tinte synth così vicine al pop patinato degli anni Ottanta.
Il cantautore romano lo riconoscevamo senza dubbio in Qui, rievocazione intensa e nostalgica degli anni studenteschi, vissuti tra lotte, amori e volti indelebili.
Piero e Cinzia, episodio cult del 33, ci parlava ancora di gioventù. Piero e Cinzia, uno di quegli amori che non dimentichi. Protagonista del brano era anche il concerto di Bob Marley a Milano. Le centomila fiammelle di quella notte estiva di San Siro erano la cornice giusta di quell’amore. Lei scelse di non tornare a casa con Piero. Ma le storie della gioventù, anche quelle che finiscono male, sono sempre speciali.
Stella chiudeva l’album. Un’invocazione rivolta all’Universo, una specie di preghiera, una richiesta di protezione.
Ma il capolavoro era il brano che apriva l’Lp, che avrebbe anche dato il titolo al film Notte prima degli esami di Brizzi. Notte prima degli esami era una vetta del canzoniere. Un Venditti in stato di grazia, ispirato come non mai. Una canzone fatta di squarci indelebili di gioventù.