Heart of Glass dei Blondie è una di quelle canzoni che sprigionano il profumo di un’epoca.
Uscita nel ’78 come singolo, prese i vertici delle classifiche, in Inghilterra, negli Stati Uniti, in tanti altri paesi. Fu uno degli estratti di Parallel Lines, il terzo album della band newyorkese, uscito nello stesso anno.
I Blondie, dalla gavetta a Heart of Glass
I Blondie avevano alle spalle una lunga gavetta, passata senza un soldo in tasca.
Erano stati tra i protagonisti del mitico CBGB, un buco squallido di Manhattan dove i pochi avventori avevano visto alternarsi sul palco le future icone del punk statunitense, i Ramones, Patti Smith, altri.
Avevano alle spalle anche due Lp, il secondo dei quali gli aveva regalato i primi sapori del successo.
Poi le fatiche e le notti insonni furono ripagate. Con Heart of Glass i Blondie divennero una band planetaria e la loro cantante, la bionda Debbie Harry, si impose come un’icona di bellezza.
I Blondie, un misto di punk e disco
I Blondie, con gli album degli anni Settanta, catturarono il sapore di quell’epoca. La seconda metà di quel decennio si divideva tra il punk, una musica rozza e violenta, e la disco music, la musica glamour di notti infinite. Le periferie sporche da un lato, le discoteche dall’altro. La band newyorkese, capace di raccogliere gli stimoli provenienti da diversi mondi musicali, era soprattutto un misto di punk e disco. Per questo sintetizzò la fine di quel decennio.
Heart of Glass fu la svolta decisamente disco dei Blondie. Ma già dai primi tempi del CBGB il loro punk strizzava l’occhio alla discoteca, con quelle melodie accattivanti. Poi Debbie era sensuale, per le sue pose ammiccanti. La Harry non giocava a fare l’uomo, nel mondo maschio del rock. Il suo stile avrebbe influenzato tante cantanti, a cominciare da Madonna. I Blondie, visionari come pochi, anche per questo furono un anello di congiunzione tra gli anni Settanta e gli Ottanta. Nel CBGB erano sottovalutati, per quel loro punk poco ortodosso, per quella loro rozzezza non tanto rozza e troppo discotecara. Ma in questo stava la loro forza, nell’unire due mondi.

La storia di Heart of Glass
La storia di Heart of Glass è lunga. Concepita alla metà degli anni Settanta, cantata tante volte nei club, rifatta nel ’78.
La prima versione era lenta e strizzava l’occhio alla black music.
Poi, nel ’78, il produttore Mike Chapman suggerì a Debbie, Chris Stein e company una versione disco del brano. Il risultato fu il pezzo che conosciamo, definitivo, scintillante, curato maniacalmente. Uno degli esiti più compiuti della disco music. Tutti erano all’apice della forma, a cominciare da Destri. Il battito del suo sintetizzatore è indimenticabile. La voce di Debbie Harry poi fece il resto. Debbie non era solo bella e modaiola. Era innanzitutto una voce unica.
Il video
Alla leggenda del pezzo contribuì anche l’iconico video.
In questo video, tra palle da discoteca, luci lampeggianti, simboli di un’epoca, svetta Debbie Harry. I suoi sguardi mozzafiato e il suo vestito con una sola spallina restano tra le icone di quello scorcio di decennio.
Nel filmato, uscito all’inizio del ’79, i Blondie eseguono Heart of Glass su una pedana di un club.
Il videoclip fu girato in una discoteca minore, eletta a simbolo di ogni discoteca.