Fabrizio De André (1940-1999) è uno dei più grandi cantautori del Novecento.
Negli anni Sessanta, influenzato da Georges Brassens, l’artista genovese fece fare alla nostra canzone d’autore più di un balzo in avanti. Non più solo canzoni d’amore. Il suo canzoniere era popolato di guerre, suicidi, assassini, derelitti, filtrati dalla sua pietà. Via del Campo, La guerra di Piero, La ballata del Miche’, La città vecchia erano alcuni dei suoi successi.
Dopo oltre vent’anni di carriera e di svolte, nell’84 uscì dal genio di De André la più decisa delle sue sterzate. In effetti Creuza de mä, scritto in genovese, era un Lp rivoluzionario, che sembrava sbucare dal nulla. Il suo dialetto cerebrale, che Fabrizio aveva costruito rovistando tra i libri, testimoniava la natura tutta ideale del disco. Una lingua ricca di parole antiche, quasi incomprensibile per gli stessi genovesi. Questo dialetto era pura esperienza sonora che si fondeva con la musica di Pagani, intessuta di suggestioni provenienti dall’intero Mediterraneo. In effetti De André aveva pensato di fare di Genova il centro del Mediterraneo, idea autorizzata dagli antichi scambi commerciali e linguistici. La bellezza senza tempo di questo disco sta nella sua universalità incarnata nella provincia.
Nei due Lp successivi De André restò fedele ai profumi etnici e a un tempo recuperò la comprensibilità della parola, intrecciando l’italiano con le lingue altre (per esempio, oltre al genovese, il portoghese e il romanés). In particolare Anime salve, nel ’96, fu una sintesi potente e l’apice del suo percorso. In questo 33 tornava, tra italiano, lingue altre e strumenti esotici, la sfilata deandreiana dei derelitti, che però ora, proprio per la loro solitudine, trovavano la salvezza.
Memorabili di Fabrizio De André sono anche le sue frasi, prese dalle sue interviste e dai suoi concerti. Di seguito ne riporto alcune delle più incisive, sulla sua idea di canzone, su Genova, sulle minoranze.
Frasi di Fabrizio De André
Ho avuto modo di parlare di arti maggiori e arti minori (che è una stronzata). Uno che sceglie la canzone sceglie un’arte minore: non è vero niente. Esistono artisti maggiori e artisti minori. Altrimenti ci stiamo a paragonare all’ultimo imbrattamuri che ha scelto la pittura considerata arte maggiore; oppure a Bob Dylan che ha scelto un’arte minore. A questo punto, attraverso le mie capacità, mi sono espresso in un’arte considerata minore che avrebbe potuto diventare maggiore là dove avessi avuto la possibilità di farla diventare tale.
A me pare che Genova abbia la faccia di tutti i poveri diavoli che ho conosciuto nei suoi carruggi, gli esclusi che avrei ritrovato in Sardegna ma che ho conosciuto per la prima volta nelle riserve della città vecchia, i senzadio per i quali chissà che Dio non abbia un piccolo ghetto ben protetto, nel suo paradiso, sempre pronto ad accoglierli.
Genova è bella, ti accorgi che è bella quando sei lontano.

Genova è anche il profumo e il sapore della sua cucina. Come quelli del pesto, che facciamo a Milano o in Gallura, io e Dori, mettendoci dentro tante noci perché non sappia di menta: come capita quando il pesto lo fai lontano da Genova.
Durante la guerra ero sfollato in Piemonte e per me Genova era un mito, qualcosa di straordinario. Quando a cinque anni la vidi per la prima volta me ne innamorai subito […].
Le lingue nazionali al confronto con quelle dialettali sono morte, non si rinnovano e non si modificano. Per questo uso spesso il dialetto: è una rivincita.
Il meglio della cultura viene sollecitato da persone che si trovano in minoranza e che proprio per i loro doni vengono emarginate e all’occorrenza perseguitate.
Certo, è vero, gli zingari rubano. Neanche loro possono sottrarsi a quell’impulso di saccheggio che è nel Dna della razza umana. Però non mi è mai capitato di leggere o sentire di uno zingaro che abbia rubato tramite banca.
Credo che l’uomo per salvarsi debba sperimentare l’angoscia della solitudine e dell’emarginazione; questo lo aiuta. La solitudine, come scelta o come costrizione, è un aiuto, ti costringe a crescere. Questa è la salvezza.