I caruggi di Fabrizio De André

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Lo spirito anarchico di Fabrizio De André era spontaneo, maestri e letture piuttosto lo consolidavano, ed era maturato nella prima giovinezza, all’interno della benestante borghesia genovese di cui faceva parte, nella famiglia e in contrapposizione a questa. La divergenza tra le aspirazioni di Fabrizio e quelle dei genitori lo portò a un’opposizione radicale nei confronti dei miti borghesi. Un’opposizione che lo spingeva nei caruggi alla ricerca di quell’umanità dolente di puttane e derelitti.

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Le canzoni di De André degli anni Sessanta accolgono personaggi ispirati da questi vicoli. Che incarnano il suo spirito anarchico, la sua ribellione, la sua aristocrazia mentale, per la quale è dovuto lo stesso rispetto a ogni individuo al di là di norme e comportamenti. E allo stesso tempo portano alla ribalta gli ambienti popolari. Anche da qui quel sapore a un tempo elitario e popolare di queste ballate.

I caruggi non erano il mondo di De André. Erano il segno della sua ribellione:

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino

quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino.

Li troverai là col tempo che fa estate e inverno,

a stratracannare, a stramaledir le donne, il tempo ed il governo.

[…]

Se tu penserai e giudicherai da buon borghese

li condannerai a cinquemila anni più le spese.

Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo

se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo.

I caruggi di De André
Caruggi.
Foto di Marco Bianchetti su Unsplash.

Creuza de mä

A partire dai dischi tematici, Fabrizio esplora vie diverse. Finché, con Creuza de mä, nel 1984, torna nella sua città, a una Genova ancora più popolare e a un tempo più ideale. Un De André non più goliardico e sempre più consapevole con Creuza estremizza i presupposti delle canzoni giovanili. Sempre di più non vive la sua Genova in presa diretta ma la sua Genova è materia di canzoni pure.

L’arte del primo Fabrizio guarda a se stessa. A garantire il legame con la realtà c’è l’assumere come base delle canzoni gli ambienti popolari ispirati dai caruggi, che però vengono piegati a fini più generali, all’espressione della sua ideologia. Questo Faber lo estremizza proprio con Creuza de mä. Qui la sintonia con il mondo è data dalla materia umile, il dialetto di Genova, da cui però De André, grazie a una strumentazione che abbraccia tutto il Mediterraneo, tira fuori profumi universali.

Fabrizio De André: un borghese antiborghese

Faber era un borghese che si opponeva alla borghesia. Era nato in un ambiente borghese, ma aveva sviluppato una sensibilità antiborghese, un’insofferenza per quelle regole e per quelle maniere. Il suo essere un antiborghese spingeva il giovane De André nei caruggi. Ma il suo essere un borghese faceva sì che in quei vicoli non fosse a casa. In questo contrasto sta il fascino delle sue canzoni di gioventù e di quelle venute dopo. Personaggi e situazioni presi dagli ambienti umili e dalle notti ma trattati dal di fuori.