Un borghese piccolo piccolo di Monicelli

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Con Un borghese piccolo piccolo, Mario Monicelli, nel 1977, diede una svolta alla sua carriera. Se prima infatti il grande regista aveva prediletto la commedia, ora mise nelle sale un film puramente drammatico. La sua visone cupa dell’Italia non gli permetteva più di intrecciare risate e malinconia. I soliti ignoti e Amici miei erano entrati nel passato.

Il film era tratto dall’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami.

Un borghese piccolo piccolo era lo sguardo privo di ogni speranza con cui Monicelli guardava la società di quegli anni. Ne portava a galla le meschinità, l’arrivismo, la falsità, l’invidia sociale, il farsi largo con ogni mezzo. Decisiva fu l’interpretazione di Alberto Sordi.

La trama di Un borghese piccolo piccolo

Giovanni Vivaldi (Sordi) è un piccolo impiegato ministeriale. Si adopera perché suo figlio Mario, appena diplomato ragioniere, superi un concorso ed entri nel mondo del lavoro. Chiede la raccomandazione a un suo superiore, elargendo inchini. Si iscrive alla massoneria pur di avere in anticipo lo scritto della prova. Giovanni è orgoglioso di suo figlio, che però non dà l’idea di essere una cima.

La mattina dell’esame i due si trovano in mezzo a una sparatoria. Il ragazzo viene ucciso da una pallottola vagante.

Amalia, la moglie di Giovanni, appresa la notizia dalla Tv, è colta da un ictus. Perde la parola e rimane in carrozzina. Morirà nel primo giorno di pensione di suo marito.

Lui, dopo la morte del figlio, dà sfogo alla rabbia repressa di una vita, passata tra l’invidia e quelle ipocrisie che gli hanno garantito piccoli passi nella scala sociale. Giovanni è un borghese piccolo piccolo, tutto teso a raccogliere le briciole lasciate da chi sta più in alto di lui.

Dopo la tragedia che lo ha colpito, riconosciuto l’assassino di suo figlio in un confronto, l’uomo, invece di denunciarlo, lo segue. Poi lo stordisce con il cric della sua auto. Lo porta nella sua piccola casa sul lago. Qui lo tortura fino alla morte.

Monicelli, regista di Un borghese piccolo piccolo
Mario Monicelli nel 2007.
Foto di Gianmaria Zanotti, CC BY-SA 2.0.

Gli angoli bui della nostra società

Con questo film Monicelli porta a galla l’insoddisfazione e la rabbia che si annidano sotto i finti successi e l’apparenza. Perché il piccolo borghese Giovanni rappresenta tutta la borghesia, piccola e grande. La morte del figlio sveglia in lui la rabbia repressa, che viene sfogata contro l’assassino del figlio.

Il film è essenziale. La storia ha il solo scopo di esprimere l’ideologia del regista.

Ma quella storia cattura anche certi sapori di un’epoca. Quegli arredi, gli uffici pieni di scartoffie, le sigarette fumate al chiuso… In particolare Monicelli riesce a restituirci il clima cupo di quegli anni di piombo.

Un borghese piccolo piccolo ottenne vari riconoscimenti. E segnò una vetta del grande regista, che seppellì la commedia all’italiana, addentrandosi senza compromessi negli angoli bui della nostra società.