Paranoid dei Black Sabbath

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Paranoid, il secondo album dei Black Sabbath, uscito il 18 settembre del ’70, è un modello di heavy metal. Per alcuni è il disco heavy per eccellenza. Il 33 dove la tipicità di questo genere è più chiara e definita. Certo Paranoid è uno di quei dischi che segnano un confine.

La rabbia dei Black Sabbath

I tempi stavano cambiando, sul finire degli anni Sessanta. Il decennio agli sgoccioli era stato entusiasmante, irripetibile, bellissimo. Fiori e pacifismo, novità e tanto rock. Ma i tempi, appunto, stavano cambiando.

Woodstock fu l’ultimo volo di quella gioventù, quasi un voler prolungare l’illusione e i vent’anni. Quell’estate interminabile stava lasciando il posto alla disillusione, alle nostalgie, al freddo. Alla rabbia. Una rabbia di cui si facevano portatori i Black Sabbath.

La band di Birmingham era nata in antitesi agli hippie, ai fiori, al rock gioioso. Il cantante Ozzy Osbourne, il chitarrista Tony Iommi e gli altri erano un calcio in faccia alla società.

Il loro rock era il tentativo di capovolgere in successo le loro storie balorde. Il tentativo di fuggire dalle fabbriche e da un’esistenza grigia. Era soprattutto un grido rabbioso contro il mondo che li relegava ai margini.

Con i Black Sabbath iniziò la storia dell’heavy metal, qualcuno dice. Non è facile segnare una linea tra il prima e il dopo. Le vicende e l’evoluzione del rock sono certo più complesse. Però Paranoid dei Black Sabbath è un’ideale prima pietra dell’heavy metal, il disco a cui i gruppi di questo genere hanno guardato. Infatti, se a cavallo dei due decenni, con i Led Zeppelin e altri, il suono diventò duro, con i Black Sabbath diventò durissimo.

La band nel 1970.

Paranoid

Paranoid manteneva le caratteristiche dell’omonimo album di debutto dei Black Sabbath. La pesantezza del suono, le atmosfere horror, la lentezza, e poi una certa influenza blues. Ma la pesantezza diventava più radicale. In più il clima horror perdeva il carattere di pura spettacolarità. Ora l’orrore era anche quello reale, quello delle guerre, delle droghe, delle altre tragedie del mondo.

Paranoid è pieno di classici. War Pigs, che apre il disco. Memorabile l’assolo di Iommi. Il brano è pieno di spunti contro la guerra e di sprazzi blues. Segue il brano che dà il titolo all’album. Una vera hit. Un archetipo dell’heavy metal, che affronta il tema della follia, delle stanze segrete della mente. E poi Iron Man, con il suo riff entrato nelle leggende.

Il canto imperfetto di Ozzy e una certa rozzezza musicale rendevano più chiara e pulita l’operazione dei Black Sabbath, l’estremizzazione della durezza del suono. Quest’operazione risaltava in tutta la sua limpidezza. Paranoid è uno di quei lavori dove i limiti si capovolgono in pregi.

In più quella semplicità musicale contribuì al successo di massa dell’album. La gioventù d’inizio decennio cercava nuovi idoli. Il vento era cambiato. I miti ora erano la violenza sonora, la ribellione radicale. E i Black Sabbath erano le nuove bandiere e il nuovo urlo collettivo.

Di Paranoid restano indimenticabili la cupezza, il clima anni Settanta, l’ossessività della musica, le paure, la visione catastrofica, la sincerità. E prima di tutto il suo essere il passo decisivo dell’hard rock verso l’heavy metal.