Canzoni da spiaggia deturpata

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Il 33 d’esordio delle Luci della centrale elettrica, alias Vasco Brondi, è indimenticabile. Canzoni da spiaggia deturpata è infatti tra gli album italiani più belli del suo decennio. Uscì nel 2008. Ebbe una buona diffusione. In più incontrò consensi critici. Vinse la Targa Tenco per la migliore opera prima.

Si attirò anche qualche perplessità, a dire il vero. Per quella chitarra acustica che a un certo punto diventa prevedibile fino alla noia. Ma un altro punto di vista è che quella noia evoca quella di cui parlano i testi poetici. Il protagonista di queste dieci canzoni è la città, con il suo squallore, le sue periferie fatte di solitudine, la sua cupezza. Uno squallore urbano dove a svettare sono le luci della centrale elettrica e le scritte dei supermercati.

Canzoni da spiaggia deturpata

Alla base di questi brani c’è la parola. Una parola quotidiana che segue senza mediazioni il flusso dell’ispirazione. E c’è il canto recitativo di Vasco Brondi. La sua arte è cantautorale. Ma è anche rock alternativo. Ed è in un certo senso punk, per la sua bella rozzezza, stemperata in fase di produzione. Così questo 33 mette d’accordo molti.

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Pensando al canto di Vasco Brondi si pensa a Rino Gaetano, citato nell’ultima canzone, Nei garage a Milano nord. Si pensa anche ad altri. Ma Brondi è solo se stesso. Perché il suo retroterra culturale è assorbito dalla sua personalità.

Tour Canzoni da spiaggia deturpata
Il tour che seguì Canzoni da spiaggia deturpata.
Foto di Fabio Macor, CC BY-SA 2.0.

La metropoli che emerge da questo Lp è fitta di ambienti impoetici, di modernità capovolta in squallore, di periferie dove i sogni sono stati distrutti per sempre. Ma Brondi riesce a tirar fuori da tanto grigiore squarci di poesia. Poesia urbana di tristezza mortale. Fatta di rimpianto per i tempi in cui il mondo era ancora vivibile.

Memorabile il titolo. Le canzoni da spiaggia ci fanno pensare alla giovinezza, ai tempi spensierati, alle illusioni, alle chitarre, alle comitive, alle estati. Queste dieci Canzoni da spiaggia deturpata rovesciano, a partire dal titolo, quei sogni giovanili. Sono i referti plumbei della metropoli, delle sue periferie, dense di fumi e di solitudini.

E memorabile è quella musica, che nella sua bella monotonia accompagna le parole e si fonde con quelle. Una musica appena colorata dagli interventi di chitarra elettrica di Giorgio Canali, ex CSI, che ha prodotto il 33 levigando l’arte da sottoscala di Brondi e portando così il suo underground nell’ufficialità.