Paul Simon e Art Garfunkel

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Paul Simon e Art Garfunkel esordirono in 33 giri nel 1964, con Wednesday Morning, 3 AM. Fu l’inizio di una favola. I due, con i loro album, avrebbero dominato le classifiche degli anni Sessanta. Le loro canzoni briose o malinconiche sarebbero restate ricordi indelebili dei Sessanta. Perché Simon e Garfunkel estrapolarono da quegli anni i profumi e le ebbrezze giovanili.

Quei quadretti folk rock hanno continuato nei decenni a vendere. Hanno avuto una presenza costante nelle radio, nei walkman, nei lettori mp3, nello streaming, accompagnando gli amori e le delusioni, le vacanze e le serate di più generazioni. A tal punto che oggi quelle limpide armonie vocali si sono caricate di infiniti significati, dei ricordi e delle emozioni di ognuno di noi. Chi di noi, all’ascolto di quei piccoli capolavori, non ha un fremito per un amore o una serata di gioventù? Quei freschi e spigliati souvenir degli anni Sessanta e dei tempi giovanili non hanno nulla da invidiare, in quanto a forza evocativa, alle canzoni dei Beatles, dei Rolling Stones, di Bob Dylan, dei Beach Boys.

The Sound of Silence, il primo successo di Paul Simon e Art Garfunkel

Quell’album d’esordio, a dire il vero, non ebbe riscontri commerciali. Così, dopo quella prova, Simon e Garfunkel si separarono. Ognuno per la propria strada. Ma il sogno del successo restava fermo nei loro cuori.

Wednesday Morning, 3 AM conteneva The Sound of Silence, la prima versione di un brano che avrebbe fatto epoca, dove l’invenzione letteraria e il talento pop di Paul Simon erano sorprendenti e già maturi. Quella canzone ancora sconosciuta era già l’apice di una carriera appena iniziata. Lo avremmo saputo l’anno dopo, ascoltandone la versione elettrica. Infatti, mentre Paul e Art vivevano separatamente le loro storie e le loro giovinezze, il produttore Tom Wilson, è storia nota, ebbe l’idea della vita. Convocò il chitarrista Al Gorgoni, il batterista Bobby Gregg, il bassista Bob Bushnell. Fece incidere sulla vecchia versione le loro parti e ripubblicò The Sound of Silence nel nuovo vestito.

Il singolo sbancò. Quel brano conquistò radio e classifiche. Simon e Garfunkel non erano stati informati di quest’operazione. Quando si videro in cima alle classifiche, corsero e riformarono il duo. Fu un bel colpo di fortuna. O, per meglio dire, fu un’intuizione del produttore, che aggiornò il folk di The Sound of Silence al folk rock, che allora andava forte grazie al genio di Bob Dylan. Ma la fortuna e le intuizioni altrui sorridono solo a chi ha messo le basi. E quei due giovanotti le avevano messe.

Paul Simon e Art Garfunkel in concerto.
Foto di Von Eddie Mallin, CC BY-SA 2.0.

Tanti classici

Quel folk elettrificato non era quello dylaniano. Era un’operazione esterna. Comunque sia, la spina era stata attaccata. Da quel momento, il folk rock fu la musica di Simon e Garfunkel, intervallato da qualche pezzo acustico.

Cinque album: Sounds of Silence del ’66, Parsley, Sage, Rosemary and Thyme del ’66, The Graduate del ’68, Bookends del ’68, Bridge Over Troubled Water del ’70. Tanti brani che sarebbero diventati classici: Homeward Bound, America, Mrs. Robinson, Bridge Over Troubled Water, The Boxer e via dicendo. Un percorso che via via si liberò delle influenze e raggiunse una piena autonomia.

Anni di grande vena

Tutte le pubblicazione furono successi grandissimi, accompagnati da tour seguitissimi.

Uno dei momenti live culminanti fu la partecipazione, nel giugno del ’67, al Festival di Monterey, dove Janis Joplin diventò Janis Joplin. Dove Jimi Hendrix bruciò la sua chitarra, cavandone suoni che sarebbero restati tra le memorie di quell’estate. Quel 16 giugno l’Estate dell’amore culminava. I giovani erano i padroni del mondo. O così sembrava. La disillusione, di lì a pochi anni, sarebbe stata cocente. Ma quell’estate era bellissima. Tra raduni, psichedelia e gambe scoperte. Quella sera di giugno erano lì, Paul e Art. Erano tra i portavoce di quella generazione. Ma la loro arte restò sempre arte. Come quella di Bob Dylan. Simon e Garfunkel erano solidali con le istanze giovanili, a partire da quelle pacifiste, ma le loro canzoni non diventarono mai bandiere.

Al centro di quelle canzoni c’erano amori e malinconie. C’erano i fermenti di ogni gioventù. I versi di Paul Simon erano poetici, tra solitudini e metafore. Era, naturalmente, una poesia non autonoma, che, accompagnandosi a quelle armonie indimenticabili, diventava bellissima.

L’innato talento folk di Paul snocciolava una melodia dietro l’altra, come niente fosse. Erano anni di grande vena. Ogni canzone sembrava uscire senza sforzo. Parole e musica sembravano andare d’accordo in modo naturale. Ma si deve dire che Simon e Garfunkel erano un gruppo vero. Infatti, se Paul, oltre a cantare, componeva e suonava, la voce eterea di Art era decisiva. Quei gioiellini non sarebbero stati tali senza Garfunkel.

Paul Simon e Art Garfunkel

I due si conoscevano da sempre. Entrambi dell’autunno del ’41. Entrambi di origine ebraica. Sia Art che Paul erano nati a Forest Hills, nel Queens di New York. Abitavano a pochi isolati di distanza. Frequentarono la stessa scuola elementare. Proprio a quegli anni risale la loro prima, timida esibizione in coppia, in una recita scolastica. Era un destino segnato. Gli acerbi Simon e Garfunkel continuarono a cantare in coppia. A coltivare i sogni e il futuro. Cominciarono a uscire dalle loro adolescenze e dalle loro camere le prime piccole cose. I due si esibivano dove potevano. I primi 45 giri a nome Tom & Jerry. Fino a Wednesday Morning, 3 AM, il primo album di Simon e Garfunkel, l’inizio di una favola.

Ma i rapporti tra i due si deteriorarono. Reciproche invidie. Aspirazioni diverse. Art era sempre più preso dal cinema. Paul non gradiva. Nel ’70 l’ultimo 33, Bridge Over Troubled Water, il capolavoro.

Gli anni successivi

Il duo non si è mai ricomposto, ma ha ancora cantato in varie occasioni, regalandoci un fremito della gioventù che fu. Ricordo l’esibizione dell’estate del 2004 davanti al Colosseo, impreziosita dalle atmosfere romane.

E poi il concerto mitico del settembre dell’81 al Central Park di New York, davanti a centinaia di migliaia di persone. Una nuova generazione in visibilio per quei quadretti folk, ora frizzanti, più spesso malinconici. Quella sera c’era come una venatura di nostalgia. Gli anni Sessanta erano lontani.

A febbraio uscì il disco che testimoniava quella serata splendida. Il 33 fu un best seller. È principalmente con questo live che le nuove generazioni hanno imparato ad amare quelle canzoni. Io, mi ricordo, qualche anno dopo portavo quella musicassetta in una tasca del mio zaino a ogni campeggio.