Tre film di Marlon Brando

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Protagonista di film immortali, Marlon Brando si è imposto come una delle star più luminose di Hollywood. Ha rinnovato l’arte della recitazione, dando molta importanza all’immedesimazione con il personaggio. Poi, grazie alla sua atleticità, ha imposto, specie negli anni Cinquanta, una nuova figura di sex symbol. In più si è prodigato a favore di cause sociali, contro tutti i razzismi.

Brando è uno dei tre attori inclusi dalla rivista «Time» tra le cento persone più influenti del Ventesimo secolo, con Marilyn Monroe e Charlie Chaplin.

La sua carriera si è mossa tra alti e bassi, tra cadute e rinascite. Tre dei film più iconici legati a Marlon Brando sono quelli che seguono. Pellicole che scandiscono tre momenti fondamentali della sua carriera. Il successo fulmineo, il periodo di massimo fulgore, l’inaspettata rinascita dopo anni di flop.

Un tram che si chiama Desiderio, il film che rivelò Marlon Brando

Un tram che si chiama Desiderio è una pellicola del 1951 diretta da Elia Kazan, tratta dall’omonimo dramma di Tennessee Williams del ’47. Con questo film iniziò a brillare la stella di Marlon Brando.

Blanche DuBois, interpretata da Vivien Leigh, arriva da una cittadina del Mississippi a New Orleans, per trasferirsi a casa della sorella, Stella. Stella è sposata con Stanley Kowalski (Marlon Brando), un uomo rozzo, violento, istintivo. Dalla stazione di New Orleans, Blanche raggiunge la modesta abitazione della sorella con il tram Desiderio. Giustifica il trasferimento dicendo che vuole prendersi una pausa dal suo lavoro di insegnante di inglese. In realtà Blanche, con problemi di alcol e preda di perversioni sessuali, è stata licenziata, in seguito a comportamenti trasgressivi. Inoltre non ha un buon nome nella sua cittadina. La donna è vicina alla follia, ed è rimasta vedova dopo il suicidio del marito. È stata educata secondo il più rigido conformismo. I suoi desideri sessuali repressi l’hanno spesso portata alla trasgressione, ma i suoi modi sono quelli di una donna fine.

Mitch, un amico di Stanley, si innamora di Blanche. La donna vede in quell’uomo gentile la possibilità di rifarsi una vita. Ma è anche attratta dalla rozzezza e dal sudore di Stanley.

Gli anni del Mississippi tornano. Stanley ha scoperto le prodezze della cognata, e le racconta a Mitch, che così pone fine alla loro storia.

Stanley abusa della donna. Blanche, sfumata l’occasione di cambiare vita, preda di un passato che sembra onnipresente, violentata, cade nel baratro.

La nascita di un mito

Con questo film, Marlon Brando si impose in tutta la sua sensualità. I suoi jeans e la sua maglietta attillata sarebbero diventati un modello di gioventù e di ribellione.

Brando definì anche il suo modo di recitare, basato sull’immedesimazione totale con il personaggio più che sulla teatralità.

Questo film inoltre portò a Hollywood pulsioni che non vi erano mai entrate, suscitando clamore.

Un tram che si chiama Desiderio ottenne quattro Oscar, su dodici nomination, e un’infinità di altri riconoscimenti. È universalmente riconosciuto come uno dei vertici del cinema. Dopo questo film, Marlon Brando, a ventisette anni, era già Marlon Brando.

Fronte del porto, il film con cui Marlon Brando vinse il primo Oscar

Brando interpreta Terry Malloy, uno scaricatore di porto. Il sindacato portuale è un’associazione a delinquere, di cui fa parte Charley, il fratello di Terry. Quando Charley trova la morte, Terry apre gli occhi e dà inizio alla sua ribellione. La pellicola, se ottenne consensi e riconoscimenti, si attirò anche delle critiche per come il regista, l’anticomunista Elia Kazan, descriveva il sindacato. Ma l’interpretazione di Marlon fu al di sopra di ogni polemica.

Fronte del porto uscì nel ’54, quando l’attore statunitense era già una stella. Con questo film Marlon Brando confermò il suo ruolo di primo piano tra i miti di Hollywood. La sua recitazione fu intensissima, capace di esprimere il dolore e la rivolta. Marlon conquistò il primo Oscar della sua carriera, uno degli otto ottenuti dal film.

Il padrino, il film della rinascita di Marlon Brando

Il padrino è uno di quei film applauditi universalmente. Uscito nel 1972, ha avuto due seguiti, nel ’74 e nel ’90. Ottenne tre Oscar, tra cui quello di Marlon per il miglior attore protagonista.

Le vicende si svolgono a New York, tra la metà degli anni Quaranta e quella degli anni Cinquanta. Protagonista è don Vito Corleone, emigrato siciliano e capo di una potente famiglia mafiosa. Questo capolavoro portò sugli schermi le lotte di potere, i traffici illeciti, le guerre e le vendette tra cosche, le connivenze politiche. Il regista Francis Ford Coppola penetrò nei meccanismi della mafia. Nelle sue regole e nella sua cultura patriarcale. La scena iniziale è un cult senza tempo. Gli incassi della pellicola furono stratosferici.

Il film segnò la rinascita di Marlon Brando, che sembrava destinato a un declino irreversibile. Il grande attore, con l’umiltà dei principianti e dei grandi, dopo aver accettato di fare un provino, toccò uno dei vertici della sua carriera. Entrò nei vestiti di Vito Corleone da par suo, caratterizzandolo in modo decisivo.

La rivoluzione del Padrino

Il padrino è una saga carica di sapori antichi e di cultura criminale.

Ed è un’opera rivoluzionaria, nella sua superba compostezza. Soprattutto per «la scelta “scandalosa”», dice Alberto Rivaroli, «di raccontare una famiglia criminale senza compiacimento né moralismo, come se fosse una famiglia qualsiasi. […] A Hollywood, fino a quel momento, spesso i mafiosi venivano dipinti come gli indiani dei film western: dovevano fare la figura degli animali, perché meglio risaltassero le qualità dei “buoni”. Qui però di eroi ce ne sono ben pochi, tra politici corrotti, traditori e uomini d’affari solo apparentemente rispettabili. E poi questo non è un action movie, ma un dramma cupo che enfatizza le ansie di un vecchio preoccupato per i figli, stanco dell’ostilità yankee verso gli italiani, consapevole che la sua ora sta per scoccare. Anche se il protagonista è un assassino, insomma, tutti possono comprendere e condividere i suoi sentimenti: è questa la vera rivoluzione firmata da Coppola».