Rimmel di Francesco De Gregori

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Francesco De Gregori pubblicò Rimmel, il suo quarto album, all’inizio del 1975.

Il 33 fu la consacrazione del cantautore romano, e il primo lavoro della trilogia che comprende, oltre a Rimmel, Bufalo Bill e l’omonimo De Gregori. Francesco, nell’arco di un triennio, licenziò una sequenza irripetibile di canzoni. Sarebbe restato quello il periodo di massima vena del Principe. Una trilogia che racchiude una grande parte delle canzoni simbolo di De Gregori, a cominciare dal brano che apre Rimmel e gli dà il titolo.

Rimmel. Francesco De Gregori tra successo e incomprensioni

Il 33 fu un grande successo di pubblico, rimanendo nelle classifiche per più di un anno, e risultò il più venduto del ’75.

Rimmel ebbe anche consensi critici, e nel 2012 sarebbe stato inserito da «Rolling Stone Italia» tra i cento dischi italiani più belli di sempre.

Ma, tra gli interventi di segno positivo, ci fu anche qualche articolo che andava in direzione opposta. Per esempio Giaime Pintor, su «Muzak», rivista musicale fondata a Roma nel ’73 tra gli ambienti della sinistra non parlamentare, scrisse: «È evidente, peraltro, che l’evocazione (e la presunzione di far poesia) faccia scivolare il canto degregoriano kitsch in cui non tanto Gozzano è presente, quanto i Baci Perugina. Chi osasse citare il decadentismo italiano, peggio quello francese, l’ermetismo o Lorca o persino Dylan nel caso di Buonanotte fiorellino o di Piccola mela, commetterebbe un flagrante reato di lesa cultura. E nemmeno Prévert, sebbene sia il più vicino a queste melensaggini, può essere un riferimento citato senza ridere. Né, per altro, frasi del tipo “buonanotte fra il telefono e il cielo” possono indurre a pensare di essere al di là della peggiore canzonetta all’italiana».

Rimmel di Francesco De Gregori
La copertina di Rimmel, uno degli album capolavoro di Francesco De Gregori.

La questione della canzone d’autore

Erano quelli gli anni della massima diffusione della canzone d’autore italiana, tra Fabrizio De André e Francesco De Gregori, Paolo Conte, Guccini e via discorrendo. Ed erano anni in cui si dibatteva frequentemente sulla presunta poeticità dei testi dei cantautori. Spesso però si ignorava che i versi della canzone non devono essere autonomi. Questi devono inserirsi in un contesto più ampio, che comprende voce, musica, arrangiamento e via dicendo. È questo l’equivoco che ritroviamo anche nelle parole di Pintor, che pare considerare il testo poetico una poesia e non un testo di canzone. Le frasi dei Baci Perugina di cui parla Pintor potrebbero essere belle parole di canzone, se amplificate e precisate dalla musica e dalla voce.

Le canzoni di Rimmel

La title track parla della fine di una storia d’amore, ed è intrisa di una dolce malinconia e di un clima autunnale che caratterizza tanti dei punti più belli del canzoniere di Francesco De Gregori.

Il signor Hood sembra che il Principe l’abbia scritta pensando a Marco Pannella e alle sue battaglie controcorrente, come ha lasciato intendere il cantautore stesso. Ma probabilmente questa è una canzone che ha come protagonista ogni minoranza e ogni eroe solitario.

Pablo, quarta traccia di Rimmel e uno dei brani più conosciuti di Francesco De Gregori, fu scritta, per la parte musicale, con Lucio Dalla. Di lì a pochi anni, nel ’79, i due avrebbero dato vita a una famosa tournée. Pablo è un’altra canzone malinconica, che racconta di un uomo emigrato per lavoro dalla Spagna alla Svizzera, dove trova la morte.

E poi l’indimenticabile Pezzi di vetro, che non è solo una canzone d’amore; è un inno alla fantasia e alla spregiudicatezza dei vent’anni. L’evergreen Buonanotte fiorellino, dove a Francesco scappa qualche svenevolezza. Le storie di ieri, l’antifascismo vissuto in modo poetico, un brano che trova posto anche nel Volume 8 di De André, scritto dai due. E ancora Quattro cani, Piccola mela, Piano bar.

Dovunque soffia un vento di malinconia.

Francesco De Gregori tra immagini incisive e melodie indimenticabili

De Gregori si era lasciato alle spalle il periodo ermetico, dove era più evidente l’influenza del Dylan di Blonde on Blonde. Ma le immagini restavano incisive e originali. In Rimmel salta agli occhi un riuscito compromesso tra il suono e il mistero della parola e la sua decifrabilità. Ma a incantare sono anche le indimenticabili melodie, dal giro senza tempo di Rimmel alla delicatezza di Pezzi di vetro, da Pablo a tutto il resto.