Violator dei Depeche Mode. A cavallo di due decenni

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Violator dei Depeche Mode è un disco del 1990 non solo perché vide la luce quell’anno, anche perché si poneva perfettamente a cavallo tra il decennio arrivato al capolinea e quello che iniziava. Violator conservava i tratti caratteristici dei Depeche Mode, una band perfettamente a suo agio negli anni Ottanta, e al contempo li completava con umori nuovi.

Un passaggio perfetto tra i due decenni

Il decennio appena terminato, fitto di sottogeneri e panorami variegati, aveva avuto tra i suoi indirizzi più evidenti l’elettronica e il dark. E i Depeche Mode, fin dall’alba di quel decennio, si erano caratterizzati per il loro synth pop, che, dopo gli inizi leggeri e ballabili, si era colorato di nero e di umori decadenti.

Ma verso la fine di quegli anni il synth cominciava a mostrare l’età. Si sentiva il bisogno del nuovo. Si avvertiva nostalgia del rock vero, quello che esce dalle chitarre. Quello concreto e fisico. A Seattle era in fermento il grunge, che con i Nirvana di Kurt Cobain avrebbe raggiunto le masse.

Tra la musica smaterializzata ed eterea degli anni Ottanta e un certo nuovo rock che emergeva, si ponevano i Depeche Mode di Violator, dove le atmosfere elettroniche e cupe si integravano con le chitarre, il blues e la concretezza. Violator era un passaggio perfetto tra i due decenni, e si impose da subito come il capolavoro della band di Dave Gahan. Inoltre le sue atmosfere grigie e gelide erano omogenee a un clima generale di disillusione e spleen. La festa e le luci degli anni Ottanta, quelle mode, quelle vacanze, quell’ottimismo cedevano il passo a un clima autunnale, ai tormenti della generazione X.

Violator dei Depeche Mode
La copertina dell’album.

I Depeche Mode di Violator tra successo popolare e consenso della critica

Violator resta l’album dei Depeche Mode con il maggior numero di vendite. In particolare i due singoloni, Personal Jesus ed Enjoy The Silence, contribuirono in modo imponente all’immortalità della band. Tuttavia sarebbe un errore ridurre il 33 a questi due brani. Violator certo non è un insieme di canzoni che fanno da contorno e da appoggio a Personal Jesus ed Enjoy The Silence. E non è una sequenza di singoli. Violator è un album continuo e compatto, senza vuoti, e i suoi brani sono tasselli di una malinconia invernale e gelida che si snoda dal primo all’ultimo minuto. È un disco ispiratissimo, pieno di momenti di vena, prodotto perfettamente, la cui musica indimenticabile ci restituisce le zone più cupe del nostro animo.

Violator, che è un vertice e una sintesi del percorso pluridecennale dei Depeche Mode, mette d’accordo, come poche volte capita, consenso popolare e plauso elitario.