Jimi Hendrix. Morte e misteri

Jimi Hendrix morì il 18 settembre del ’70, in una stanza d’albergo di Londra, e con lui se ne andò uno dei chitarristi più grandi e visionari del rock. La sua Fender stratocaster aveva disegnato mondi psichedelici e misteriosi. E il mistero avvolge anche la morte di Hendrix.

La sua partenza per i cieli ha lasciato un vuoto grande, e una miriade di discepoli. E un patrimonio artistico unico nella storia del rock.

Jimi Hendrix
Jimi Hendrix.
Immagine di stuart hampton da Pixabay.

Teorie sulla morte di Jimi Hendrix

A quarant’anni di distanza, James Wright, collaboratore del chitarrista, ha detto che Jimi fu ucciso dal manager Michael Jeffery. In realtà la sua versione non convince. È tardiva e isolata. E anche l’ipotesi del suicidio lascia il tempo che trova.

L’intervento non rapidissimo di Monika Dannemann, compagna di quel periodo, forse fu fatale. Kathy Etchingham, ex fidanzata di Hendrix, ha sempre incolpato Monika della tragedia. Quest’ultima ha sempre accusato Kathy di calunnia. L’autorevole voce di Caesar Glebbeek dice che uno dei due paramedici che intervennero nella stanza d’hotel, per motivi di razzismo, non fece del proprio meglio per salvare la vita del genio nero di Seattle.

Comunque sia, al di là di eventuali responsabilità, è chiaro che il decesso di Jimi Hendrix fu la conclusione di una vita di eccessi, condotta sul filo della morte e della leggenda. Droghe, alcol, abuso di medicinali, da qualche anno, si erano impossessati del chitarrista.

La ricostruzione delle ultime ore non è semplice, e si presta a più di un racconto.

Questa la versione più verosimile.

Le ultime ore di Jimi Hendrix

Sembra certo che nel primo pomeriggio del 17 settembre Hendrix e Monika lasciarono l’albergo dove convivevano. Shopping, qualche incontro, e un invito da parte di Phillip Harvey. Intorno alle 18, Jimi e Monika erano a casa di Phillip. La compagnia comprendeva anche due amiche di quest’ultimo. Chiacchiere, spinelli, e bottiglie di vino rosso. La sera, prima delle 23, Jimi Hendrix e la sua ragazza lasciarono la casa. Lei tornò in hotel, il primo si recò a un party, dove prese anfetamine. Rientrato in albergo, Jimi ingerì un tranquillante di nome Vesparax: nove pasticche. Era abituato a tutto, ma quel miscuglio fu troppo. Nella tarda mattinata, Monika si accorse del dramma. Chiamò l’ambulanza. Prima di mezzogiorno, Jimi giunse privo di vita in ospedale. Qui ne venne certificato il decesso, causato dal vomito ingoiato.

Il ritorno a Seattle

La famiglia volle che i funerali si svolgessero a Seattle. La cerimonia fu privata. Tra i partecipanti, un toccato Miles Davis, che, con Jimi Hendrix, aveva guidato la riscossa del popolo nero d’America.