Biografia di Mia Martini

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Domenica Bertè nacque nel settembre del ’47 in provincia di Reggio Calabria. L’avremmo conosciuta con il nome di Mia Martini.

Condivise l’infanzia con tre sorelle. Una di queste era Loredana Bertè, futura cantante dal piglio rock. Le due artiste avrebbero avuto rapporti non sempre idilliaci.

Difficili sarebbero stati anche i rapporti tra la futura Mia Martini e suo padre, professore e poi preside di liceo, descritto da Loredana come un padre autoritario.

I genitori erano calabresi e tutte le figlie nacquero in Calabria, ma Domenica Bertè, Mimì (così la chiamavano in famiglia), trascorse l’infanzia e la prima adolescenza nelle Marche, dove la famiglia si era trasferita per motivi lavorativi.

Ancora adolescente Mimì cominciò a sgambettare nel mondo della musica. Finché, dopo un provino, nel ’63 incise le sue prime cose.

Il successo era ancora lontano. Ma quegli anni furono un’esperienza preziosa. E alcune sue canzoni, per esempio Il magone, le fecero assaporare i primi sapori del successo.

Trasferitasi a Roma, Mimì tentò di sfondare in vari modi. Per esempio mise su un trio con Loredana e con un giovane Renato Zero.

Queste prime speranze ebbero una battuta d’arresto con la dura esperienza del carcere. Quattro mesi per possesso di droghe leggere. Quei quattro mesi in un carcere della Sardegna Domenica se li sarebbe portati dentro insieme ad altre brutte storie.

Uscita dal quel difficile 1969, Mimì intraprese la strada della gloria musicale.

Mimì, Mia Martini, sarebbe diventata un’icona del pop italiano, per la sua capacità di far incontrare la tecnica e gli accenti dolenti della sua voce.

I primi successi di Mia Martini

L’incontro decisivo fu quello con Alberigo Crocetta, fondatore del Piper, storico locale romano e icona di gioventù.

Domenica Bertè prese il nome d’arte di Mia Martini.

Nel ’71 uscì per la Rca il singolo trainato dal brano Padre davvero… La canzone, che trattava di uno scontro generazionale, subì parecchie censure. D’altra parte attirò su di sé anche molti consensi. Nel tempo sarebbe restata una delle vette della Martini.

Padre davvero… era anche uno dei pezzi forti del suo album d’esordio, Oltre la collina, pubblicato sempre nel ’71. Questo 33, giudicato da molti una pietra miliare della discografia della cantante, era impregnato di dolore e di solitudine. Mia collaborò anche come autrice, per esempio in Prigioniero (di cui scrisse le parole con Lauzi), che parlava della sua recente detenzione.

La piena affermazione di Mia Martini

Il manager della Martini, Crocetta, passò dalla Rca alla Ricordi. Lo stesso fece la cantante.

Il primo singolo per la nuova etichetta fu Piccolo uomo (1972). Sul lato B c’era Madre, cover di un brano di John Lennon tradotto dalla stessa Mimì. Con Piccolo uomo l’artista calabrese ottenne il suo primo grande successo commerciale, il suo primo Disco d’oro, la vittoria al Festivalbar e vari passaggi televisivi.

Nello stesso anno replicò il successo con il 45 giri Donna sola e con il secondo album, Nel mondo, una cosa, che conteneva anche i due singoli usciti per la Rca quell’anno. Tra gli autori c’erano Lauzi e Baldan Bembo.

Minuetto uscì nel ‘73. Gli autori erano Califano per le parole e Baldan Bembo per la musica. La canzone parlava di un amore infelice. Ormai era chiaro a tutti che la Martini era un’interprete che sapeva entrare in una canzone e darle l’anima. Il brano scalò le classifiche. In più permise alla cantante di imporsi ancora al Festivalbar.

Trainato da Minuetto, sempre nel ’73, uscì il terzo Lp, Il giorno dopo, vendutissimo, che conteneva la celebre Dove il cielo va a finire.

Nel ’74 fu la volta di È proprio come vivere, un altro album di successo. Il periodo magico era consolidato dai consensi internazionali, che arrivavano specialmente dalla Francia.

Del ’75 è l’Lp Sensi e controsensi.

In questo periodo Mia Martini scopriva che l’ebbrezza del successo si accompagnava a un prezzo da pagare. In un’intervista del ’75 infatti si rammaricò che le uniche telefonate che riceveva erano quelle di lavoro. I vecchi amici non la cercavano più. In più una diceria sul suo conto messa in giro da qualche tempo, secondo la quale era portatrice di iella, la tormentava sempre più. All’inizio degli anni Ottanta, sembra incredibile, questa diceria si sarebbe diffusa, chiudendole in faccia tante porte.

Di questi tempi è la sua storia con l’attore Lino Capolicchio, che però non durò a lungo visto che l’attore decise di non lasciare sua moglie.

Intanto i rapporti con la Ricordi si stavano deteriorando. Un altro giorno con me del settembre del ’75 fu l’ultimo 33 per questa etichetta e un altro bagno di successo.

Che vuoi che sia… se t’ho aspettato tanto fu il primo album per l’etichetta Civ, distribuita dalla Rca.

In questi anni continuavano i concerti di Mia Martini. Che culminarono con i trionfi all’Olympia di Parigi in coppia con Aznavour. La sua voce tormentata catturò il pubblico francese.

Nel ’77 uscì l’ottavo album, Per amarti. La canzone che gli dà il titolo è una delle più celebri di Mimì. Con questo lavoro iniziò la collaborazione con Ivano Fossati. Con Fossati iniziò anche una storia sentimentale.

Alla base dell’album successivo, Danza, uscito nel ’78, c’era proprio la collaborazione con il cantautore ligure, autore di tutti i testi.

Mia Martini
Mia Martini negli anni Settanta.

L’esordio a Sanremo

Ora iniziò un periodo duro per Mimì. Che subì due operazioni alle corde vocali, che le tolsero la voce per mesi. In più il rapporto con Fossati era sempre più tumultuoso. A questo si aggiunga che i suoi rapporti con l’industria discografica diventavano sempre più tesi.

La Martini provò a reagire. Pubblicò nell’81 per la Ddd l’album Mimì, firmando tutti i brani.

Soprattutto partecipò l’anno dopo per la prima volta al Festival di Sanremo con E non finisce mica il cielo, scritta da Fossati. L’interpretazione di Mia Martini sarebbe restata nella storia della canzone italiana. La stampa le assegnò il Premio della critica. Questo riconoscimento fu inventato in quell’occasione per non lasciare senza premio quell’esibizione. Dopo la morte della cantante, le sarebbe stato intitolato.

L’anno si chiuse con un altro Lp, Quante volte… ho contato le stelle, prodotto da Shel Shapiro. Il disco ebbe un buon riscontro. Mimì fu autrice di vari brani, per esempio della toccante Stelle, in cui esprimeva un dolore raccolto.

Il periodo buio

Ma, finito quell’anno, il buio calò davvero sulla vita di Mia Martini. Una buona fetta del mondo dello spettacolo diede una prova di cattiveria, di invidia, di ignoranza. La diceria che da tempo tormentava Mimì, che la voleva portatrice di iella, assunse proporzioni inaspettate. Tutte le porte si chiusero in faccia alla cantante. Molti discografici, uomini di televisione, colleghi la emarginarono.

Dopo un tentativo non riuscito di tornare a Sanremo nell’85, la Martini si ritirò nel suo privato, in Umbria. Non era di casa nel mondo della canzone. Aveva pochi amici. Tra questi Mina e Ornella Vanoni.

Ma Mia era un’artista, non un personaggio costruito dal mondo dello spettacolo. Per questo sarebbe risorta, scavalcando tutti i no di quel mondo.

Intanto il buio era sempre più fitto. La storia con Fossati era giunta al termine. I rapporti con sua sorella Loredana si erano deteriorati. In più per far fronte alle enormi difficoltà economiche Mia doveva accettare di cantare sui palchi di periferia, gli unici dove poteva salire. E pensare che una decina d’anni prima, sul palco dell’Olympia, aveva incantato Parigi in coppia con Aznavour. Chissà se in tutta quella solitudine Mimì ripensava a quegli applausi e all’ebbrezza del successo.

Ora poteva contare solo su se stessa, sulla sua voce, e su un’occasione imprevista.

La rinascita di Mia Martini

L’occasione arrivò a fine decennio. Grazie all’interessamento di alcuni suoi vecchi discografici, la cantante fu ammessa al Festival di Sanremo dell’89. Era stato recuperato un brano inedito, scritto per lei anni prima da Bruno Lauzi e da Maurizio Fabrizio, Almeno tu nell’universo.

Il successo fu strepitoso, nonostante il nono posto. Gli applausi e il secondo Premio della critica la riportarono in alto. Ora la Martini era un po’ più vicina alla tradizione sanremese, ma non meno intensa. Questa svolta fece arrivare la sua arte a un pubblico ancora più ampio. Almeno tu nell’universo sarebbe restata una delle canzoni più rappresentative dell’artista calabrese. Che non solo era tornata: era più grande di prima. Tutti gli ostacoli che il mondo dello spettacolo le aveva messo davanti nulla avevano potuto contro l’arte di Mimì.

Che pubblicò dopo anni un nuovo album, Martini Mia… L’Lp in pochi mesi superò le centomila copie. Oltre al capolavoro presentato a Sanremo, conteneva almeno un altro classico, Donna, scritta da Enzo Gragnaniello, con cui Mimì iniziò a collaborare. L’artista calabrese fu anche premiata al Tenco come miglior interprete.

Il nuovo decennio

Nel 1990 la Martini tornò a Sanremo con un brano scritto da Carla Vistarini per le parole e da Lopez e Cantini per la musica. La nevicata del ’56, questo il titolo della canzone, si impose come un altro vertice della discografia di Mia. La sua interpretazione fu toccante. Mimì riuscì a cavare da quel brano ogni sfumatura. La nevicata del ’56 era nostalgica e commossa. La gestualità della Martini e la sua voce arrochita dai due interventi chirurgici erano ai vertici. Arrivò ancora il Premio della critica.

Seguì un periodo intenso, tra un nuovo album di inediti, una raccolta di successi, concerti in cui Mia si avvicinò al jazz e il successo di Cu’ mme (scritta da Gragnaniello), brano in napoletano in cui la cantante duettò con Murolo. Cu’ mme confermò la curiosità di Mia Martini per i generi musicali. In più di vent’anni di carriera infatti la cantante non era rimasta chiusa nel pop, ma aveva toccato la canzone d’autore, la musica etnica, il jazz, la canzone napoletana.

Le ultime cose

Nel ’92 e nel ’93 ci furono le sue due ultime apparizioni al Festival di Sanremo. Nel ’92 Mimì ci regalò l’ultimo suo classico, Gli uomini non cambiano, con cui affrontò ancora una volta i suoi dolori, con un’interpretazione indimenticabile. Il brano si classificò secondo. L’anno dopo cantò Stiamo come stiamo in coppia con sua sorella Loredana Bertè, con cui aveva da poco recuperato il rapporto. Mimì si era rappacificata anche con suo padre dopo anni di tensioni.

Tra le ultime cose della Martini ci furono un ennesimo cambio di casa discografica e l’album La musica che mi gira intorno, in cui interpretò da par suo pezzi di alcuni degli autori che più amava.

L’ora arrivò presto per Mimì. Le cause di quell’arresto cardiaco non sono del tutto chiare. Era una notte di maggio del ’95. Mimì aveva quarantasette anni.