Brigitte Bardot, B. B., nata nel 1934 a Parigi, è un’icona del cinema, della cultura pop e dell’attivismo.
La sua immagine di donna libera e seducente ne fece un simbolo del rinnovamento dei costumi tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Il suo nome era all’ordine del giorno sulle riviste, per via delle sue storie sentimentali e della sua indole trasgressiva. Ma tra le ebbrezze della popolarità si nascondevano gli inferni della popolarità. Così periodi di depressione e tentati suicidi offuscavano quel glamour e quella giovinezza.
La Bardot lasciò il cinema nel 1973, con scelta coraggiosa. Fu anche una scelta di vanità, che la lasciò giovane nell’immaginario.
Vegetariana da anni e sensibile alla causa degli animali, dopo il ritiro Brigitte si è dedicata anima e corpo a questa causa, anche attraverso un’organizzazione che porta il suo nome. Le sue interviste e uscite pubbliche sono diventate rare. B. B., bellezza iconica e mito del costume del Novecento, ha saputo reinventarsi, optando per una vita ritirata, dedicata all’attivismo, circondata dai suoi cani e dai suoi ricordi.
Qui propongo alcune frasi di Brigitte Bardot.
Frasi di Brigitte Bardot
Durante il film Colinot l’alzasottane, sul set c’era una capretta. La proprietaria mi ha detto: «Si sbrighi a finire la sua scena, perché domenica è la comunione di mio nipote e dobbiamo farla allo spiedo». Ho comprato la bestiola e l’ho portata con me, attaccata a una corda, nell’hotel a cinque stelle. Me la sono portata in camera, che scandalo. Quel giorno ho preso la decisione di smettere con il cinema e di aiutare gli animali. Era il giugno 1973, avevo 38 anni.
Penso che una speranza per un mondo migliore esista ancora. Finché ne avrò la forza porterò avanti le mie battaglie e andrei anche in capo al mondo per veicolare il mio messaggio.
Quando non ci sarò più mi piacerebbe che la gente mi ricordasse come la fata degli animali.
Tutti questi animali sono tenuti in gabbie, senza vedere mai il sole o l’erba, e lasciano quest’inferno solo per andare al macello. Per me gli allevamenti intensivi sono un segno della degenerazione umana.

È stato allora [1962] che sono diventata consapevole dell’orrore degli allevamenti intensivi, dei trasporti e dell’uccisione degli animali d’allevamento. Sono sempre stata sensibile alle sofferenze degli animali, ma da allora in poi mi sono rifiutata di essere complice di queste morti disumane industrializzate.
Le donne che al giorno d’oggi indossano pellicce sono idiote. Animali selvatici sono allevati in piccole gabbie dove impazziscono perché non possono più condurre una vita naturale. Sono imprigionati in allevamenti lager.
Non ho più nessuno, mi sento molto sola e ho paura di ciò che sta diventando l’umanità.
È il più grande lusso oggi l’isolamento. Questa solitudine che a volte mi fa paura, quando sono di cattivo umore, o sono un po’ triste, o per qualsiasi motivo mi senta giù, sono io che l’ho scelta.