Cinque canzoni di Renato Zero

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Di seguito ricordo cinque delle canzoni più belle di Renato Zero, tratte dalla prima fase della sua carriera.

I suoi brani storici si fondano sulla contrapposizione. Sul rifiuto del perbenismo. Un rifiuto che si manifesta nel look, negli atteggiamenti, nei testi.

Il cantautore romano, nato nel 1950, è stato amato ed è stato odiato.

Zero ha dato voce agli zeri, agli ultimi, alle periferie sporche, a chi va controcorrente. Ma ha anche cantato la bellezza, la speranza, il brivido della vita.

Tragico samba. Il degrado e la violenza

Tragico samba è la quarta delle canzoni di Zerofobia, l’album che diede a Renato Zero la popolarità. Il 33, uscito nel ’77, conteneva futuri classici come Mi vendo e Il cielo. Pochi anni prima David Bowie aveva portato al suo massimo splendore il glam rock. Renato respirava quei profumi internazionali. Ma il suo glam non era imitazione. Quel glam era infatti intriso della sua personalità e delle sue malattie. Tra i brani di Zerofobia, Tragico samba è uno dei più duri. Al ritmo di quel samba, Zero canta il mondo degli emarginati, gli psicofarmaci, gli stupri.

La ragazza violentata, protagonista del brano, non trova la comprensione di lui. Tutt’altro.

Erano in quattro laggiù

Sul quel prato di periferia

Ma tu ancheggia un po’ meno e vedrai

La pelle intatta a casa porterai.

Sei

Insopportabile sei

Ma vivi

C’è chi sta peggio. Che vuoi?

Una delle canzoni più disturbanti di Renato Zero. Cruda, diretta, bellissima. Una condanna chiara del maschilismo e di quella mentalità che colpevolizza sempre la vittima. Un’immersione nei degradi urbani, negli inferni sociali, nei destini difficili.

Triangolo. Una delle canzoni più trasgressive di Renato Zero

Gli anni Settanta sono stati il decennio più trasgressivo di Renato. Il suo glamour, la sua ambiguità sessuale, i suoi trucchi… La trasgressione era spesso anche nei testi. Di questo spirito alternativo Triangolo è un’icona. Il brano fu inserito in Zerolandia, album del ’78. In quello stesso anno uscì come singolo. Restò in classifica per mesi. Triangolo è oggetto di culto per i fan del cantautore romano, che ne è l’autore.

La canzone parla di un rapporto a tre. Il protagonista del pezzo, dopo lo smarrimento iniziale, accetta la serata trasgressiva. Il tutto è condito dall’ironia.

Un classico. La musica invita al ballo.

Il carrozzone. La nostalgia e la morte

Il carrozzone. Il mondo che va avanti. «Con le regine, i suoi fanti, i suoi re.» Con le sue maschere. Perché ognuno ha un ruolo, nel grande gioco. Ma per ognuno, prima o poi, arriva il momento di scendere. Il carrozzone è un brano sull’imminenza della morte, sulla fugacità delle illusioni, sul tempo che passa.

Gli autori del brano sono Franca Evangelisti e Piero Pintucci. Ma Il carrozzone è di Zero, che l’ha resa sua con la sua interpretazione sentita. Un’interpretazione che ne rende splendidamente gli sprazzi nostalgici.

Bella la vita che se ne va

Un fiore, un cielo, la tua ricca povertà

Il pane caldo, la tua poesia

Tu che stringevi la tua mano nella mia.

[…]

Bella la vita che se ne va

Vecchi cortili dove il tempo non ha età

I nostri sogni, la fantasia

Ridevi forte e la paura era allegria.

Tratto dall’album EroZero del ’79, il brano fu pubblicato come singolo nello stesso anno. Il suo successo fu grande.

Il carrozzone è uno dei classici di Zero, ammirato da un pubblico trasversale.

Bellissima l’iconica versione inserita in Icaro, live dell’81. In questa versione, il brano è interamente cantato dal pubblico.

Gli autori avevano destinato il pezzo a Gabriella Ferri. Ma la Ferri lo rifiutò. Fu così che Renato ebbe l’occasione di farne un caposaldo del suo canzoniere.

Renato Zero al tempo delle sue canzoni più belle
Renato e la Bertè.

Più su. Un bagno di speranza

Con Più su siamo ai vertici del canzoniere di Zero. L’artista romano la pubblicò per la prima volta nel live Icaro. Resta quella la versione più iconica, anche grazie alle parole finali, un vero cult per il popolo dei sorcini. Su quelle indimenticabili note (di Baldan Bembo) che chiudevano la serata, Renato salutò il suo pubblico in questo modo: «Grazie di questo incontro… eh grazie… c’eravamo proprio tutti, ed eravamo davvero più veri di ieri. Ehi dico a voi! A voi indifferenti, a voi che non ci conoscete bene. Prestateci un sogno, lasciateci ancora sperare, perché questa notte sia eterna, perché sia una notte d’amore!».

La canzone uscì come singolo nell’81, nella versione dal vivo. Poi nel nuovo millennio Zero la registrò in studio.

Più su parla d’amore, di Dio, di fratellanza. Più su è un bagno di speranza, al di qua delle brutture del mondo. Le parole sono di Renato.

Notte balorda. Una delle canzoni più malate di Renato Zero

Notte balorda è un gioiello di Artide Antartide, album dell’81. Il 33, vendutissimo, fu uno degli ultimi guizzi dello Zero più provocatorio, quello delle periferie, dei disagi, degli eccessi. Il suo pop più commerciale e i suoi arrangiamenti sfarzosi erano a un passo. Ma nell’81 Renato era ancora nel suo periodo fulgido, quello dell’anticonformismo netto.

Notte balorda parla del buio, degli squallori, delle puttane, degli sballi, dei locali notturni. È una delle canzoni più malate di Renato Zero. Che attinge dal mondo degli ultimi, dalle solitudini urbane, dalle sue disperazioni.