Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo

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Portato in scena per la prima volta a Napoli il 25 dicembre del ’31, pubblicato da Einaudi nel ’64, Natale in casa Cupiello è una delle più grandi commedie di Eduardo De Filippo. Colma di momenti comici e di tragedia. Un’opera dove la quotidianità di una famiglia napoletana, colta nelle tradizioni del Natale, si alza sopra la realtà e si fa simbolo.

Natale in casa Cupiello, la prima perla di Eduardo De Filippo

I protagonisti sono Luca Cupiello, chiamato Lucariello, sua moglie Concetta, il fratello Pasquale, i figli Nennillo e Ninuccia, sposata con Nicolino. I sei, se danno vita a momenti spassosissimi, sono prima di tutto un’umanità che nuota in un mare di miserie e di dolori.

Lucariello vive in un mondo suo. O meglio, tenta di vivere in un mondo suo. Vi si aggrappa con tutte le sue forze. Quel suo mondo è fatto di tradizioni, di regole ben definite. Un mondo messo in discussione dal resto della famiglia. Nennillo, per esempio, rifiuta di lavorare e ruba soldi in casa. Arriva a vendere il cappotto e le scarpe di suo zio Pasquale.

Il mondo di Luca Cupiello, che esiste solo nella sua testa e nei suoi desideri, è simboleggiato dal presepe. La cura con cui lo costruisce rivela il suo voler a tutti i costi trattenere quel mondo che gli sfugge. È disposto a tutto, anche a pagare Nennillo, per avere un suo parere favorevole. Ma Nennillo si ostina. Il presepe non gli piace. O almeno così dice. In realtà quel suo giudizio negativo è il segno della contrapposizione tra i giovani e i vecchi più che un giudizio sereno.

Lucariello è solo, in quella sua realtà illusoria. Sua moglie Concetta non dà molto peso a quello che dice, e parla sottovoce con i figli. Luca è tenuto fuori da ogni problema.

Il mondo di Lucariello

I contrasti nella famiglia sono continui. Quella casa non è il rifugio dai mali del mondo. È piuttosto un campo di battaglia. Vi regna un’agitazione senza fine. L’amore tra i componenti della famiglia non è in discussione. Lucariello vuole a tutti i costi che Nennillo legga la sua lettera di Natale ed è disposto ad accendere tutte le candele quando Concetta ha un malore. Ma c’è un’incomprensione continua.

Luca Cupiello finge di non vedere la realtà. Si ostina a vivere nella sua e cerca di imporla agli altri. Il tempo e la pazienza che dedica al presepe sono il suo tentativo ostinato di restare aggrappato a un mondo antico, quello dei suoi genitori, delle tradizioni napoletane, della famiglia unita. Ma è un’illusione destinata a non durare, aggrappata a un filo, come tutte le realtà costruite contro ogni evidenza. È questa la tragedia di Lucariello: la precarietà delle sue certezze. Quest’ossimoro è il perno della commedia. Il perno intorno a cui ruotano trovate comiche memorabili.

Eduardo De Filippo con Totò.

Natale in casa Cupiello. La morte e l’amore

Quelle certezze antiche sono appunto precarie. Così crollano d’un colpo.

Nonostante gli sforzi di Concetta di nascondere la relazione clandestina di Ninuccia e i problemi del suo matrimonio, Luca viene a sapere tutto. È la fine. Non c’è più spazio per le sue illusioni, che però torneranno nelle ultime ore della sua vita. Lucariello viene colto da un ictus.

Ma proprio in quella situazione drammatica riemerge l’amore. Così accade l’impossibile. Tra i suoi deliri, tra le braccia della morte, a quell’ennesimo «Te piace ‘o presepio?» Lucariello si sente finalmente rispondere da Nennillo con un sommesso sì.

Lo sguardo di Eduardo De Filippo

Con Natale in casa Cupiello Eduardo De Filippo analizza la società di quegli anni, che già muoveva i primi passi verso una mentalità nuova. E più in generale porta in scena il tema eterno del contrasto generazionale, nel quale ognuno di noi può riconoscersi. Ma la bellezza di Natale in casa Cupiello deriva anche dalle sue atmosfere invernali e natalizie, da quelle tradizioni che in fondo sono senza tempo, e dallo sguardo commosso che Eduardo De Filippo getta sopra le miserie umane.