Qualcuno volò sul nido del cuculo. Un’icona di libertà

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Tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey, uscito nel 1975 per la regia di Miloš Forman, Qualcuno volò sul nido del cuculo segnò la cultura di quegli anni. Per averci portato dentro la realtà degli ospedali psichiatrici. Per il suo essere una bandiera di libertà. E poi per l’interpretazione leggendaria di Jack Nicholson. Un film che non possiamo dimenticare.

Questo capolavoro tornò con le tasche piene dalla cerimonia degli Oscar. Su nove nomination, ottenne le statuette più prestigiose. Miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior attrice protagonista, migliore sceneggiatura non originale. Accadde più o meno la stessa cosa con i Golden Globe, i premi Bafta e mille altre premiazioni. Qualcuno volò sul nido del cuculo intascò decine di riconoscimenti e decine di milioni di dollari. Ma soprattutto toccò le coscienze dell’America e di tutti noi.

La trama del film

Randle Patrick McMurphy (Jack Nicholson), incarcerato per lo stupro di una minorenne, si fa ricoverare per evitare i lavori forzati. Nell’ospedale psichiatrico di Salem dovranno stabilire se Randle sia davvero malato. Lo destinano al reparto dell’intransigente caporeparto Mildred Ratched (la bravissima Louise Fletcher).

Il nuovo arrivato stringe amicizia con Bromden, un nativo americano che chiama Grande Capo. Bromden, di notevole stazza, è un sordomuto. Più tardi Randle scoprirà che Grande Capo in realtà ci sente e parla. Il suo fingersi sordomuto è da interpretare come paura del mondo. Qualcuno volò sul nido del cuculo, se porta alla luce il degrado e i soprusi degli ospedali psichiatrici, più in generale parla dell’intolleranza verso il diverso, e, con la figura di Grande Capo, accenna in concreto a quella che investe i nativi americani.

Randle porta scompiglio nell’ospedale. Si ribella ai metodi severi della Ratched. Insinua un desiderio di libertà e di ribellione negli altri malati. Viene sottoposto all’elettroshock.

Randle era diventato amico anche di Billy Bibbit, un giovane introverso e balbuziente. Billy perde la sua balbuzie in seguito a una festa notturna organizzata di nascosto da Randle per festeggiare la sua imminente fuga con Grande Capo. Randle riesce a far entrare nell’ospedale anche due ragazze, una delle quali finisce a letto proprio con Billy. Il ragazzo, la mattina, riprende a balbettare per le parole, prive di ogni delicatezza, della caporeparto Ratched, che minaccia di raccontare tutto a sua madre. Billy si suicida.

Randle, che non era riuscito a fuggire per i postumi della baldoria, ritenendo l’infermiera responsabile della morte del suo amico, tenta di strangolarla. Considerato pericoloso, viene sottoposto a lobotomia.

Quando Grande Capo lo vede in condizioni che giudica non dignitose, lo soffoca con un cuscino. Poi fugge verso il Canada e la libertà.

Qualcuno volò sul nido del cuculo, un’icona di libertà

Qualcuno volò sul nido del cuculo contesta l’ipocrisia della società, che si limita a chiudere le eccezioni tra quattro mura. I cosiddetti malati sono per la società solo fastidi di cui disfarsi. Ma questi malati sono pieni di vita.

Il film smaschera le brutture degli ospedali psichiatrici, portandone alla luce le intolleranze. Svela il razzismo mascherato da cura. La caporeparto Ratched è ipocrita e autoritaria. Dietro i suoi modi apparentemente affabili si nasconde tutta la sua indelicatezza.

Qualcuno volò sul nido del cuculo ci parla della contrapposizione tra chi detiene il potere e chi il potere lo subisce. Ci parla del desiderio di libertà.

Quando il film entrò nelle sale, nel ’75, erano vicinissimi i tempi in cui negli Stati Uniti era viva più che mai la segregazione razziale. Ed erano vicinissimi i tempi del movimento per i diritti civili, delle rivendicazioni giovanili, delle proteste di una generazione stufa delle tradizioni e delle autorità. Il film portò sugli schermi proprio il razzismo e il potere da una parte e i sogni di libertà dall’altra. Quel film ci mise davanti a uno specchio. Quell’ospedale psichiatrico era molto di più di un ospedale psichiatrico.

Era un luogo carico di significati eterni. Era l’invito a scorgere nel prossimo una parte di sé.

Qualcuno volò sul nido del cuculo era un’icona di libertà e una dichiarazione d’amore per la follia. Una manifestazione di rispetto per l’uomo e uno spregio per le norme. Era un trattato di anticonformismo e un’obiezione a tutti i razzismi.