Psyco di Alfred Hitchcock

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Alfred Hitchcock fa del Bates Motel l’ambiente centrale di Psyco (1960). È questo motel desolato, lontano dalla strada principale, il cuore delle vicende del film.

La trama di Psyco

Dicembre 1959. Phoenix, Arizona. Marion, giovane segretaria di un’agenzia immobiliare, fugge con i quarantamila dollari che il suo capo le aveva affidato. Nel mezzo di un temporale, si rifugia nel Bates Motel. Il proprietario del motel, Norman, abita, con una madre gelosissima, in una casa inquietante, che si trova a poche decine di metri, su una collina. Norman parla con la ragazza nel motel.

Più tardi Marion decide per una doccia. Nel bagno appare una figura di donna, forse la madre di Norman, che la uccide a coltellate. Lui, dopo aver scoperto il cadavere, lo carica nella macchina di lei. Poi porta il mezzo in uno stagno e lo lascia sprofondare.

Il Bates Motel di Psyco
Una delle insegne più famose della storia del cinema. Con Psyco Alfred Hitchcock consegnò il Bates Motel e i suoi interni alla leggenda.
Foto di James Lee su Unsplash.

L’altra parte della storia

L’investigatore incaricato di trovare la donna gira i motel della zona. Una volta al Bates Motel, colpito dall’insicurezza di Norman, capisce di essere vicino alla verità. Quindi telefona a Sam, l’amante della ragazza uccisa, e a Lila, la sorella di lei, per informarli. Subito dopo, entrato in casa di Norman per interrogare la madre, viene ucciso dalla stessa figura femminile che aveva accoltellato Marion.

Più tardi Sam e Lila giungono al Bates Motel. Qui si imbattono in situazioni inquietanti. Norman vestito con gli abiti della madre che tenta di accoltellare Lila e il cadavere dell’anziana donna impagliato in cantina.

Dopo l’arresto dell’uomo e la visita psichiatrica, viene fuori la verità. Norman, anni prima, aveva avvelenato la madre e il suo compagno. In seguito, preso dal rimorso, aveva riportato in vita la donna indossandone gli abiti, imitandone la voce, rendendola gelosa di lui. Una madre, quella inventata da Norman, che arrivava a uccidere le donne che entravano in confidenza con il figlio. Marion era stata una delle sue vittime.

Alfred Hitchcock
Alfred Hitchcock.

Psyco, il cinema puro di Alfred Hitchcock

Psyco è la dichiarazione d’amore di Alfred Hitchcock per il cinema. Questo film è cinema. Non è romanzo, non è umanità dei personaggi. Hitchcock trasse questo thriller dal romanzo omonimo di Robert Bloch, un romanzo di serie B. La suspense e le sorprese derivano tutte dalla mano del regista. Una serie di dettagli curati maniacalmente. Psyco è un modello di compiutezza. Una perfezione quasi disturbante. Il montaggio, la fotografia, la musica… Ogni tassello è al suo posto.

L’essenzialità del bianco e nero e la genialità di Alfred Hitchcock

Il film è in bianco e nero. Più d’uno ha attribuito la rinuncia del colore a una ricerca di espressionismo. In realtà i motivi di questa scelta sono molti. Uno è questo. Hitchcock, spinto anche da questioni economiche, decise di girare il film velocemente, con la sua troupe televisiva: di pari passo andava la scelta del bianco e nero. Hitchcock non rifiutava i limiti. Così li poteva capovolgere in pregi. Infatti il bianco e nero, l’essenzialità, la scarsezza di mezzi e di tempo facevano risaltare la purezza del cinema, la genialità del regista. In questo modo la purezza del linguaggio investiva quella storia sciatta, priva di ogni profondità, trasformandola in capolavoro.

Hitchcock guida, con le sue inquadrature, con il soffermarsi su certi dettagli, con la cura del particolare, la visione dello spettatore, che guarda la storia con l’occhio del regista.

Che non colpevolizza mai i colpevoli.

La barbarie dentro di noi

«Psyco fa di ogni spettatore», dice Peter von Bagh, «un voyeur complice di quanto sta accadendo, prima del furto di Marion e poi del primo delitto di Norman, e in questo modo lo rende oscuramente cosciente dei propri impulsi inconfessabili. […] Psyco svela il caos appena sotto la superficie levigata della civiltà, la barbarie ancora una volta e come sempre tra di noi, dentro di noi.