Emily Dickinson. Cinque poesie

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In questo articolo propongo una scelta di cinque delle poesie più belle di Emily Dickinson. La traduzione è quella di Massimo Bacigalupo, fatta eccezione per l’ultima lirica, Poiché non potevo fermarmi per la morte, per la quale ho scelto la splendida versione di Natalia Ginzburg.

L’angoscia, Dio, la morte nelle poesie di Emily Dickinson

La Dickinson è una delle poetesse più lodate della modernità, con punte di culto. La sua è una voce emersa dall’America del secondo Ottocento, una voce che non ha niente della letteratura americana del suo tempo.

Il suo stile ha influenzato tanta poesia del Novecento.

L’originalità della Dickinson risiede innanzitutto nel ritmo frammentato, che scaturisce dai frequenti trattini, che spesso sostituiscono la punteggiatura. Peculiarità del suo stile sono anche le maiuscole che danno risalto a certe parole, le rime non regolari, il linguaggio che fa la spola tra movenze quotidiane e metafore ardite, l’intrecciarsi dei grandi temi della morte, di Dio, della solitudine, della natura con le piccole cose di ogni giorno.

I suoi versi sono essenziali, e i loro movimenti li cercheremmo invano in altre esperienze poetiche.

Le quasi duemila poesie di Emily Dickinson sono un lungo discorso su Dio e sul suo silenzio, sull’angoscia e sull’attesa consolatoria della morte.

Nonostante l’oscurità di alcuni punti di questo corpus poetico, è sempre chiaro che la Dickinson si cala dentro le profondità della vita. Anche quando si è in presenza di difficoltà interpretative, ci si sente sempre dentro qualcosa di grande. Non si ha mai l’impressione di una scrittura manieristica.

Il suo è un lungo discorso che si muove tra tormenti e speranze, dove gli slanci lirici e le altezze del pensiero emergono dal basso e dal linguaggio comune. E dove il ritmo spezzato, provocato dai trattini e dagli enjambement arditi, testimoniano il suo scavo continuo.

Queste che seguono sono tre poesie di Emily Dickinson che rappresentano splendidamente il suo mondo poetico.

Tre poesie di Emily Dickinson

Gli istanti migliori dell’anima

accadono a lei – sola –

quando amici – e occasioni terrene

si sono infinitamente ritirati –

o essa – stessa – è salita

ad altezza troppo remota

per percepire oggetti più bassi

dell’Onnipotente –

Questa abolizione mortale

è rara – ma tanto bella

quanto un’apparizione – soggetta

all’aria autocrate –

rivelazione dell’eternità

ai favoriti – pochi –

della colossale sostanza

dell’immortalità

*

Canto per sfruttare l’attesa –

legare il nastro al cappello

e chiudere la porta di casa

altro da fare non ho

finché avvicinandosi l’amato passo

viaggiamo fino al mattino

e ci diciamo come cantammo

per tenere lontano il buio.

*

Potessi dimenticare quanto ero felice

ricordare quanto sono triste

sarebbe un avversità sopportabile

ma la memoria del fiore

continua a rendere il novembre arduo

finché io che ero quasi ardita

perdo la strada come una bambina

e muoio dal freddo.

Emily Dickinson
Emily Dickinson.

Il successo è più dolce nel pensiero

Si sa, la biografia di Emily Dickinson è leggendaria, quasi priva di fatti. A partire dai trent’anni, la poetessa si chiuse infatti nella casa paterna, puntando tutto sulla ricchezza della sua realtà interiore. Inavvicinabile e misteriosa, limitò alle lettere i suoi contatti con il mondo.

Dalla sua posizione defilata, a parte una manciata di versi, non riuscì a pubblicare nulla. La sua gloria è tutta postuma. Dopo la sua morte, nella stanza dove aveva vissuto la sua reclusione volontaria, i foglietti su cui Emily Dickinson aveva scritto le sue poesie vennero rinvenuti e consegnati all’immortalità.

Ma forse proprio la mancanza di avvenimenti e di successo le fece assaporare il successo, che sarebbe esploso dopo la sua morte. E qui entriamo nel tema della quarta lirica che propongo, Il successo è più dolce nel pensiero, una delle poesie più belle di Emily Dickinson.

Questi sono gli splendidi versi della Dickinson:

Il successo è più dolce nel pensiero

di chi non lo raggiunge mai.

Per comprendere un nettare

ci vuole la più severa mancanza.

Non uno della schiera purpurea

che ottenne la bandiera quest’oggi

può tanto chiaramente esprimere

la definizione di vittoria

come il vinto – il morente –

sulle cui orecchie escluse

le lontane melodie trionfali

risuonano chiare e angosciose!

Il successo è un menzognero. Promette felicità, ma poi disillude sempre. Chi ha tra le mani il successo ne constata l’inutilità, perché la felicità non è mai nelle cose, nei possessi, nei traguardi. Chi il successo non lo raggiunge ne sente invece il profumo. Il profumo dell’attesa e della lontananza. Ecco perché il vinto è il vincitore. Ecco perché chi è lontano dal successo comprende e sente il successo. Per questo la vita batte più forte nei pressi della morte.

Poiché non potevo fermarmi per la morte

Per concludere, propongo i versi di Poiché non potevo fermarmi per la morte, una delle poesie più celebri di Emily Dickinson, nella traduzione di Natalia Ginzburg, che ne ha dato una versione limpida e indimenticabile.

Emily Dickinson sente la morte come consolazione che asciuga tutte le lacrime. Qui siamo ai suoi vertici.

Poiché non potevo fermarmi per la morte

lei gentilmente si fermò per me

La carrozza portava solo noi due

e l’immortalità

Andavamo piano, ignorava la fretta

e io avevo abbandonato

il mio lavoro e il mio riposo

per la sua cortesia

Passammo oltre la scuola

dove i bambini nell’intervallo facevano la lotta in cortile

Passammo campi di grano che ci fissavano

Passammo oltre il tramonto

o piuttosto fu lui a oltrepassarci

Scesero rugiade tremanti e gelide

solo garza il mio vestito,

il mio mantello di tulle

Ci fermammo a una casa

che sembrava un gonfiore della terra

Il tetto era appena visibile

il cornicione sepolto nel suo oro

Da allora sono secoli eppure

sembrano più brevi del giorno che intuii

per la prima volta che le teste dei cavalli

erano rivolte all’eterno.