Frasi di Indro Montanelli

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Indro Montanelli è stato un giornalista e scrittore, nato nel 1909 a Fucecchio, in provincia di Firenze. È considerato uno dei più grandi giornalisti italiani del suo secolo. La sua carriera è stata caratterizzata dall’indipendenza e dallo spirito critico.

I suoi novantadue anni sono stati fitti di avvenimenti. Questi avvenimenti e ricordi hanno in parte trovato spazio nei suoi libri. La sua attività di scrittore è stata fitta, tra memorie, racconti, raccolte di pezzi giornalistici, volumi divulgativi di storia.

In gioventù, dopo aver appoggiato in un primo tempo le idee fasciste, arrivando a partire volontario per la guerra coloniale in Etiopia, se ne distaccò. Incarcerato nel ’44 e condannato a morte, il giornalista riuscì a sfuggire all’esecuzione (ma c’è chi dubita che sia stata emessa una sentenza di morte). Viaggiò molto. Come inviato fu in parecchi teatri di guerra. Nel ’77, sotto il fuoco delle Br, fu di nuovo vicino alla morte: fu ferito alle gambe.

Soffrì, a partire dagli anni giovanili, di depressione, che lo costrinse a periodi di inattività.

Montanelli fu innanzitutto una delle firme di punta del «Corriere della sera», dove restò per più di quarant’anni, e il fondatore e il direttore (1974-1994) del «Giornale», a cui diede una linea conservatrice del tutto indipendente dalle forze politiche.

Il suo giornalismo rivela un fiero anticomunismo, la sua aspirazione a una destra ideale, la sfiducia negli italiani, la sua inclinazione alla provocazione, una scrittura pulita.

Montanelli ebbe anche non pochi detrattori. E varie vicende a lui legate ci lasciano stupefatti. Per esempio il suo matrimonio provvisorio (e pagato) in Etiopia con una preadolescente del luogo, la negazione dell’uso vergognoso di gas da parte dell’esercito italiano nelle guerre coloniali, certi spunti razzisti di suoi vecchi articoli e altro ancora.

La sua storia intensa si chiuse nel 2001 in una clinica di Milano.

Schietto, restio all’ubbidienza, Indro Montanelli, di cui sotto riporto alcune frasi, ha lasciato un segno profondo nel giornalismo italiano.

Indro Montanelli
Indro Montanelli.

Frasi di Indro Montanelli

I ricordi vanno messi sotto teca, appesi a una parete e guardati. Senza tentare di rinnovarli. Mai.

In Italia a fare la dittatura non è tanto il dittatore quanto la paura degli italiani e una certa smania di avere, perché è più comodo, un padrone da servire.

Io sarò il tuo jukebox. Tu metti una monetina e io ti racconto un ricordo.

Una cultura che perde i contatti col pubblico si sterilisce e muore. Questa è la verità. E la nostra cultura è assolutamente sterile. Noi culturalmente non contiamo più nulla nel mondo. Perché? Perché è chiusa in sé stessa, la cultura, ha perso i contatti col pubblico, con la vita.

Perché questo era Mussolini, diceva una cosa e ne faceva un’altra, secondo il vento del momento. Non creava il vento, vi si accodava da buon italiano.

Indro Montanelli, l'autore di queste frasi
Indro Montanelli, l’autore di queste frasi.

Gli intellettuali italiani che preferiscono aver ragione da soli piuttosto che torto con gli altri sono pochi. I più seguono la massima di Toulet: «Quando i lupi urlano, urla con loro».

L’unico incoraggiamento che posso dare ai giovani, e che regolarmente gli do, è questo: «Battetevi sempre per le cose in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Una sola potete vincerne: quella che s’ingaggia ogni mattina, quando ci si fa la barba, davanti allo specchio. Se vi ci potete guardare senza arrossire, contentatevi».

La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi.

Da quando ho cominciato a pensare, ho pensato che sarei stato un giornalista. Non è stata una scelta. Non ho deciso nulla. Il giornalismo ha deciso per me.

Tra gli italiani la solidarietà non esiste. Esiste la complicità.

Io mi considero un condannato al giornalismo, perché non avrei saputo fare niente altro.

Il giornalista deve tenere il potere a una distanza di sicurezza.

Indro Montanelli
Indro Montanelli e la sua Olivetti.

Il bello dei politologi è che, quando rispondono, uno non capisce più cosa gli aveva domandato.

Alle nuove generazioni dico: «Il mondo è quello che costruite voi. Se esce brutto, non prendetevela con la televisione, la società o l’America. Sappiate che, qualunque faccia avrà, vi somiglierà».

Dicono che De Mita sia un intellettuale della Magna Grecia. Io però non capisco cosa c’entri la Grecia.

Berlusconi non ha idee: ha solo interessi.

Non mi si portino i soliti argomenti astratti, tipo la sacralità della vita: nessuno contesta il diritto di ognuno a disporre della propria vita, non vedo perché gli si debba contestare il diritto a scegliere la propria morte.

Un paese che ignora il proprio ieri non può avere un domani.

La depressione è una malattia democratica: colpisce tutti.

Non sono nato per comandare, ma per disubbidire.