The Köln Concert di Keith Jarrett

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The Köln Concert di Keith Jarrett è un album di una bellezza abbagliante. È la registrazione di uno dei concerti più mitici della storia del jazz.

Era la sera del 24 gennaio del ’75 quando all’Opera di Colonia Jarrett inventò quella musica, che sarebbe restata tra i vertici della musica improvvisata. Un concerto per piano solo che riempì di brividi il teatro.

La storia che sta dietro quel concerto iniziò ore prima, in Svizzera. Lì si era fermato Jarrett per una tappa del suo tour. Per un disguido con i biglietti dell’aereo, il pianista statunitense dovette percorrere i seicento chilometri per Colonia in macchina, accompagnato dal suo manager, Manfred Eicher. Quando Keith arrivò nella città tedesca, dopo una notte insonne, era spossato. Ma questa era solo la prima delle condizioni negative tra cui prese vita il concerto di Colonia. Però quelle condizioni che sembravano negative, oggi lo sappiamo, erano perfette: i progetti del Destino volano ben più alti dei giudizi umani.

Un altro ostacolo era il pianoforte che l’organizzazione aveva fatto trovare, che non era quello chiesto da Jarrett. Ma il problema insormontabile era che quel pianoforte era scordato e continuava a produrre suoni discutibili anche dopo il lavoro dell’accordatore. Però quel problema insormontabile non era insormontabile. Era un altro segno del Destino. Lo avremmo saputo dopo.

Jarrett protestò. Disse che non avrebbe suonato. Ma la giovane organizzatrice lo implorò. Il pianista si lasciò convincere.

Il pianoforte, lo strumento con cui Keith Jarrett ha incantato nel Köln Concert

The Köln Concert di Keith Jarrett

Keith era un grande improvvisatore. Dava molta libertà alle sue mani. Così quelle mani, sciolte dai diktat del pensiero, superavano i limiti del pensiero. Coglievano la musica che era nell’aria.

Ma la sera di Colonia era una sera speciale.

Le doti di improvvisatore di Jarrett erano davvero l’unica cosa su cui si poteva contare. L’improvvisazione ora andava portata all’estremo. L’unica esibizione possibile era un’esibizione sprovvista di qualsiasi rete. Keith doveva cavare qualcosa da quel pianoforte nonostante potesse contare solo su quella parte della tastiera che restituiva suoni accettabili. Tutto era da inventare. Ma solo quando si esce dai percorsi comuni si può scoprire un mondo nuovo. La bellezza va sempre a braccetto con l’imprevisto.

Keith Jarret aveva trent’anni. E aveva già cose prestigiose alle spalle, a cominciare dalla collaborazione con Miles Davis. Ma fu quando si sedette davanti a quel piano acustico che il suo mito fu pronto per decollare.

Dopo i primi minuti in cui prese confidenza con i tasti, Keith si lanciò in una performance indimenticabile. Melodie struggenti, spunti romantici, galoppate gospel. Altezze vertiginose, nostalgie, sprazzi contemplativi. Jarrett trasferì il suo ricchissimo mondo interiore in quella musica rilassata. Una musica alla portata di un pubblico ampio, che però era anche alta. Quei sessantasei minuti si ressero in un equilibrio irripetibile. Fu una serata di vena venuta fuori da mille difficoltà. Fu un’esibizione imprevista.

Con The Köln Concert, uscito alla fine del ’75, Keith Jarrett raccolse l’ammirazione degli addetti ai lavori e il consenso del pubblico. L’album è diventato un long seller, vendendo milioni di copie.

The Köln Concert testimonia un concerto magico. Un concerto scritto nelle storie del jazz.