Henri Cartier-Bresson è stato tra i fotografi più importanti del Novecento. È stato un esponente della fotografia umanista.
Il fotografo francese ha messo in primo piano l’uomo. Il suo scatto non era più necessariamente legato a fatti eclatanti. Al contrario erano spesso i contesti anonimi a sprigionare i significati essenziali, il brivido della vita, l’umanità dei protagonisti.
Cartier-Bresson ha contribuito in modo decisivo ad alzare la fotografia a forma d’arte. La tecnica con lui perdeva la preminenza a favore dello sguardo del fotografo, della sua capacità di scelta, del suo saper cogliere il «momento decisivo» in cui la vita si raggruma nell’armonia di una scena. In questa direzione andava anche la sua scelta del bianco e nero. Una scelta che favoriva l’essenzialità.
Di seguito propongo alcune frasi di Henri Cartier-Bresson.
Frasi di Henri Cartier-Bresson
Ci sono scuole per qualsiasi cosa, dove si impara di tutto e alla fine non si sa niente, non si sa niente di niente. Non esiste una scuola per la sensibilità. Non esiste, è impensabile.
Proprio perché il nostro mestiere è aperto a tutti resta, nella sua allettante semplicità, molto difficile.
Si parla sempre troppo. Si usano troppe parole per non dire niente. La matita e la Leica sono silenziose.

Per guardare bene, bisognerebbe imparare a diventare sordomuti.
Per me la fotografia non è cambiata dalle sue origini, tranne negli aspetti tecnici, che non sono la mia maggiore preoccupazione.
In ogni caso, sfocata o meno, nitida o meno, una fotografia buona è una questione di proporzioni, di rapporti tra neri e bianchi.
Mio padre, nel 1932, non era affatto orgoglioso del mio mestiere di fotografo, osava appena dirlo ai suoi amici.
Guarda alcune foto di Henri Cartier-Bresson.
Ho capito all’improvviso che la fotografia poteva fissare l’eternità in un attimo.
La mia Leica mi ha detto che la vita è immediata e folgorante.