Il provincialismo. Oltre il dato geografico

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Spesso si ha l’idea che chi viaggia è un uomo di mondo e chi non viaggia è un provinciale. Ma non è sempre così. A volte è il contrario.

Se uno vede il proprio borgo come un borgo, ha bisogno di viaggiare per vedere il mondo. Ma se uno vede il proprio borgo come un frammento del mondo non ha bisogno di viaggiare, perché già è nel mondo. Riconoscere in un punto il tutto è stare nel tutto.

In una goccia d’acqua c’è il segreto di tutti gli oceani sconfinati.

Kahlil Gibran

Il provincialismo va oltre il dato geografico.

Provincialismo e apertura mentale

Un tempo ero più propenso a viaggiare. Ho visitato anche luoghi lontani culturalmente, allontanandomi dalle mie radici. In altri periodi, al contrario, ero più pigro, e me ne stavo rintanato nei luoghi familiari, perdendomi il mondo. Poi ho cominciato a scorgere il mondo nei luoghi familiari. Infatti ogni posto è nella sostanza uguale a un altro, al di là di differenze di cultura, di lingua, di clima e via dicendo. Solo a quel punto ho cominciato a sentirmi meno provinciale, ad accordare il particolare e l’universale. Naturalmente lo stesso discorso vale al contrario. Infatti si può andare in luoghi lontani riconoscendovi le proprie radici.

Essere provinciali è considerare i luoghi in quanto tali. Avere una mentalità aperta invece è considerare ogni luogo come punto di un universo più vasto.

Più volte mi è capitato di imbattermi in viaggiatori instancabili, che avevano assaggiato tutte le cucine del pianeta, che però avevano una mentalità ristretta. Altre volte, al contrario, mi è capitato di imbattermi in persone dalla vita quasi eremitica grazie alle quali, parlandoci, ho respirato l’universo.

In definitiva: l’importante è non far coincidere il tutto con il metro quadrato in cui ci si trova ma riuscire a scorgere in ogni metro quadrato il tutto.