Little Richard, con il suo rock and roll degli anni Cinquanta, si è ritagliato un posto di primo piano nella musica del Novecento. È difficile infatti imbattersi in un cantante che abbia avuto la sua influenza, sia per l’atteggiamento sia per il lato più squisitamente musicale. James Brown, Ray Charles, Mick Jagger e chi più ne ha più ne metta si sono inchinati davanti al genio nero della Georgia, riconoscendone il ruolo di precursore.
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Il rock and roll di Little Richard
Il rock and roll lo si considera spesso una forma più innocente di rock, per i suoi testi adolescenziali, per quelle musiche ballabili. Eppure, negli anni Cinquanta, fu una vera rivoluzione. Una musica non meno depravata e provocatoria del rock degli anni Sessanta.
Il rock and roll si scagliava contro il perbenismo, contro una tradizione musicale consolidata. Era maleducato e sfacciato, con quei ritmi nuovi ed energici, che mettevano in discussione tutto un mondo. Era un nuovo modo di concepire la musica, fatto di ribellione e di gioventù. Con questa musica i ragazzi non erano più nell’anticamera della maturità, ma erano in un loro mondo compiuto, fatto di freschezza, di divertimento, di trasgressione. Il rock and roll era un pugno tirato in faccia al perbenismo e alle convenzioni. Era una bandiera di gioventù.
Little Richard fu tra i capostipiti di questa irruzione musicale. I suoi ritmi erano freschi ed energici. Batteva il pianoforte quasi fosse uno strumento a percussione. In più il suo modo di stare sul palco era sensuale e libero, quasi una risata lanciata in faccia alla rigidezza della vecchia generazione. I suoi occhi truccati, i suoi abiti eccessivi, la sua omosessualità vissuta con naturalezza. Tutto era opposizione a un mondo vecchio. Gioventù e voglia di divertirsi. Una fuga dalla prigione dei conformismi. Senza la musica depravata e l’atteggiamento bohémien di Richard e di qualcun altro, il rock non avrebbe avuto la base su cui ergersi.

Le parole e la musica di Little Richard
I testi di Little Richard, a cominciare da Tutti Frutti, erano spesso senza senso, un pretesto per picchiare sul piano, per dare sfogo alla sua voce, per muoversi e districarsi dalle catene delle buone maniere. Quei testi apparentemente innocenti erano in realtà un altro calcio tirato in faccia alla seriosità della tradizione. E la voce di Little Richard, con le sue urla e i suoi gemiti, era rivoluzionaria e affascinante.
La sua musica era un incrocio di rhythm and blues e di gospel, rivissuti in modo forsennato. Richard era un vecchio bambino di chiesa. Veniva da una famiglia molto religiosa, che cantava come gruppo nelle chiese. Era cresciuto nel gospel, ed era fondamentalmente un cantante gospel. Così il suo rock and roll era una laicizzazione del gospel. L’interazione di questa musica sacra con i modi e le frenesie della nuova musica giovanile era il top. Il soul si sarebbe sviluppato su quelle basi.

Una figura decadente
Rock era anche la storia personale di Richard, ricca di tormenti e di scelte radicali. Nel ’57, all’apice del successo, Richard scomparve dalle scene, per dedicarsi alla predicazione cristiana. Vi tornò qualche anno dopo. Negli anni Settanta, fu preda di droghe e di vizi vari. Dagli anni Ottanta fino a qualche anno prima della morte, che incontrò nel 2020 a ottantasette anni, cercò di abbinare la vocazione religiosa e la musica, dopo essersi ripulito dagli eccessi.
Little Richard fu, tra ribellioni e impulsi religiosi, una figura decadente. Little Richard fu un’anima inquieta, i cui brani degli anni Cinquanta hanno deviato il destino della musica popolare.