Ho scelto alcune frasi tratte dal Mestiere di vivere di Cesare Pavese (1908-1950), scrittore e poeta tra i più importanti del Novecento italiano.
Il mestiere di vivere è un diario che Cesare Pavese scrisse tra il 1935 e il 1950. Uscì postumo nel ’52.
Questi appunti sono brevi, e scavano dentro la vita. Un diario che ci porta dentro i tormenti del grande scrittore.

Frasi di Cesare Pavese tratte dal Mestiere di vivere
Il futuro verrà da un lungo dolore e un lungo silenzio.
L’unico modo di sfuggire all’abisso è di guardarlo e misurarlo e sondarlo e discendervi.
Non è già chiaro tutto il suo destino in un bimbo di tre anni che, mentre lo vestono, pensa inquieto come farà a vestirsi da grande, lui che non sa?
Conosco uno sciocco che ha rifiutato d’imparare in giovinezza le regole del gioco, perduto dietro chimere, e ora le chimere sfumano e il gioco lo stritola.
Consolante pensiero: non contano le azioni che facciamo, ma l’animo con cui le facciamo.
Vendicarsi di un torto ricevuto è togliersi il conforto di gridare all’ingiustizia.
Un uomo che soffre lo si tratta come un ubriaco. «Su, andiamo, basta, via, ora basta, non così, basta…»
L’origine di tutti i peccati è il senso d’inferiorità – detto altresì ambizione.
Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.
Non è bello esser bambini: è bello da anziani pensare a quando eravamo bambini.
Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.
Non c’è vendetta più bella di quella che gli altri infliggono al tuo nemico. Ha persino il pregio di lasciarti la parte del generoso.
Ogni sera, finito l’ufficio, finita l’osteria, andate le compagnie – torna la feroce gioia, il refrigerio di esser solo. È l’unico vero bene quotidiano.
C’è un solo piacere, quello di essere vivi, tutto il resto è miseria.
Si odiano gli altri, perché si odia se stessi.
Tutto questo fa schifo.
Non parole. Un gesto. Non scriverò più. (Questo è l’ultimo appunto del Mestiere di vivere, scritto da Cesare Pavese il 18 agosto del ’50, nove giorni prima di suicidarsi.)