Frasi sull’autostop

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Ho scelto alcune frasi sull’autostop.

L’autostop è uno dei modi di viaggiare tipici della gioventù. O meglio, di quei giovani che hanno spirito giovanile. Perché non tutti i giovani sono giovani.

In realtà sarebbe meglio dire che è stato uno dei modi di viaggiare. Perché oggi è sempre più raro imbattersi in ragazzi che, zaino in spalla e voglia d’avventura negli occhi, alzano il dito a chiedere un passaggio a uno sconosciuto. Uno sconosciuto che però è visto come un fratello, perché è prima di tutto lo spirito di fratellanza e di condivisione che spinge a chiedere (e a dare) un passaggio. In effetti la scarsità di denaro e la mancanza di un mezzo con cui spostarsi non sono i motivi principali che portano i ragazzi a fare l’autostop. Gli autostoppisti sono mossi più che altro dalla fiducia nell’altro. E dalla voglia di avventura. Dal desiderio di un viaggio non troppo programmato e borghese, un viaggio dove non si sa bene quando si arriverà e in che città si dormirà. Perché per gli autostoppisti il viaggio è più importante della meta. Ricordate Kerouac?

Proprio Sulla strada di Jack Kerouac, romanzo pubblicato nel ’57, contribuì a diffondere il mito del pollice in su e della libertà fisica. Poi negli anni Ottanta l’autostop cominciò ad andare fuori moda. E oggi rimane più che altro come simbolo della giovinezza e di un’epoca.

Autostop

Frasi sull’autostop

Risparmiare denaro è solo una conseguenza del viaggiare in autostop, per un vero autostoppista non è mica quello l’obiettivo.

Alessandro Di Battista

Ci si muove in autostop per lasciarsi sbalordire dal caso, per capire qualcosa in più sugli esseri umani, per immergersi fino al collo in un viaggio, per affrontare incognite e dubbi, ostacoli e difficoltà. Per testare tutte le nostre capacità.

Alessandro Di Battista

Il pollice teso sulla strada era il simbolo della libertà senza regole. Ora l’autostop è sempre più un mezzo per viaggiare a basso costo. Con regole e garanzie ben precise. Per chi chiede e offre passaggi. Forse è molto lontano dallo spirito eversivo della beat generation. Ma è andata così.

Mariagiovanna Ferrante

Un tempo l’hitchhiking era una filosofia di vita. A corto di denaro e pieni di spirito d’avventura, i ragazzi degli anni ’70 viaggiavano così, soprattutto negli Stati Uniti e nell’Europa dell’Est, verso una destinazione da decidere strada facendo. […] L’importante non era la destinazione, ma il viaggio.

Mariagiovanna Ferrante

Noi, allora, mica balle, andavamo sulla strada, alzavamo il pollice e, coraggiosi e spavaldi, facevamo l’autostop. Per andare all’avventura, per recarci nei paesi del Nord Europa dove c’erano branchi di bellissime ragazze bionde disinibite. Lasciavamo casa, parenti, amici, le lasagne della mamma e andavamo via, per il gusto di andare via, con l’autostop.

Francesco Guccini

Alla fine una macchina si fermò davanti alla stazione vuota; l’uomo e le due donne che la occupavano volevano studiare con calma la mappa. Schizzai fuori e mi misi a gesticolare nella pioggia; i tre si consultarono; sembravo un pazzo, naturalmente, con i capelli tutti bagnati, le scarpe inzuppate. Le scarpe, da quell’idiota che sono, erano huaraches messicani, permeabili come fronde d’albero, inadatti alla piovosa notte d’America, alla dura notte sulla strada. Ma quei tre mi fecero salire e mi portarono verso nord, fino a Newburgh […].

Jack Kerouac