Frasi di Cesare Marchi

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Cesare Marchi è stato uno scrittore e giornalista, nato nel 1922 a Villafranca di Verona, dove morì nel 1992. Non volle mai lasciare la sua cittadina, neanche nel periodo di maggior popolarità. Per questa ragione veniva amichevolmente rimproverato da Indro Montanelli, che pensava che quella sua ostinazione ostacolasse il suo successo. Proprio del «Giornale» di Montanelli Marchi fu collaboratore per anni.

Il giornalista veneto scrisse diversi saggi. Il successo arrivò nel 1984 con Impariamo l’italiano, che vendette centinaia di migliaia di copie ed ebbe in poco tempo varie ristampe. Impariamo l’italiano è una grammatica diversa dalle solite grammatiche perché è intessuta di umorismo. Questo successo aprì all’autore le porte della televisione, dove fu ospite in svariate occasioni. Proprio da questa grammatica sono tratte le prime tre delle frasi di Cesare Marchi riportate qui sotto.

Frasi di Cesare Marchi

In materia di etimologia, mai fidarsi dell’orecchio. Meglio tagliarselo. Se salone è l’accrescitivo di sala, ciò non vuol dire che mattone derivi da matto, bottone da botte, burrone da burro.

I fidanzati non si scrivono più, stanno ore al telefono, apparecchio più rapido e meno compromettente, perché ti consente di dire alla ragazza: «Ti amo con tutto il quore» e lei non s’accorge che l’hai pensato con la q.

Una lingua che non si evolve e rifiuta ogni apporto esterno è una lingua morta. Ma se si evolve e cambia troppo rapidamente, accettando dall’estero tutto, brillanti e spazzatura, rischia di perdere la sua individualità, e di morire per altra via.

È destino che ogni generazione calunni se stessa, rimpianga le precedenti, per poi essere rivalutata dalle successive.

Chi rimpiange la vecchia civiltà contadina non l’ha mai conosciuta da vicino.

L’invidia soffre per la buona fortuna del prossimo, e non potendo godere, per insufficienza propria, dei propri successi, gode malignamente degli insuccessi altrui.

I proverbi dialettali non sono «trasferibili», vanno gustati sul posto. Come il lambrusco.

[L’italiano] ama le battute di spirito, ma a carico degli altri.

L’italiano è per il divorzio, l’aborto, la pillola, la fecondazione artificiale, ma spende un milione per il vestito della figlia che va alla prima comunione.