Miles Davis e i suoi leggendari anni Cinquanta

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Miles Davis, il genio di Kind Of Blue, naturalmente, non tollerava il razzismo. E la sua intolleranza per i pregiudizi e le discriminazioni era più evidente di quella di alcuni dei suoi colleghi, più disposti a compiacenze e sorrisi. Davis voleva essere apprezzato per la sua arte, senza scendere a patti. Poi l’episodio del ’59, in cui venne arrestato e percosso in modo gratuito, non fece altro che rafforzare il suo odio per il razzismo. Il suo leggendario carattere scontroso era strettamente connesso a tutto questo. E la sua genialità era strettamente connessa a tutto questo.

Davis non si accontentava, non si poteva accontentare di essere un grande jazzista. Lui doveva essere il più grande. Davis non poteva limitarsi a percorrere strade segnate, le strade le doveva segnare lui. Miles Davis era Miles Davis per questa sua capacità di anticipare le tendenze, di vedere prima e meglio degli altri. Ma le sue rivoluzioni erano morbide, inserite nella tradizione e nel jazz, mai astruse e fini a se stesse.

Tra le sue rivoluzioni, la più grande è quella che viene fuori dai solchi di Kind Of Blue, pietra miliare della musica tutta del Novecento. Era il 1959 quando Davis entrò in studio per dare alle leggende un’opera che racchiude tutti i sapori del jazz e della notte, un’opera meditativa se altre mai.

Miles Davis
Cannonball Adderley, Paul Chambers, Miles Davis e John Coltrane nel gennaio del ’59. Una parte della formazione che poche settimane dopo entrò in studio per le due sedute leggendarie.

Kind Of Blue, la perla di Miles Davis

Kind Of Blue, lo sappiamo, è uno dei primi dischi di jazz modale. Il jazz modale, sappiamo anche questo, dà più libertà alla melodia, a discapito della complessità armonica. Dopo l’ondata bebop, Miles Davis intuiva l’esigenza diffusa di tornare all’improvvisazione melodica. Kind Of Blue diede corpo a quell’esigenza. La limpidezza di quest’opera è stupefacente. Un disco che non poteva non essere.

L’improvvisazione sulla melodia strizzava l’occhio alle origini del jazz, e la grande libertà d’improvvisazione voluta da Davis anticipava le libertà estreme del free jazz. Kind Of Blue ha un sapore atavico ed è un disco modernissimo.

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Una musica ideale

Dopo aver messo insieme, da grande organizzatore, una formazione perfetta, in quei due giorni, Miles Davis arrivò in studio con qualche schema buttato giù poche ore prima, su cui il gruppo, dopo una rapida visione e qualche tentativo, ricamò quella musica contemplativa e universale. Le leggende raccontano che fu ritenuta definitiva ogni esecuzione portata a termine per la prima volta (e siamo vicini al vero). Era la primavera del ’59.

Fu la rivoluzione modale. Ma si deve ribadire che il carattere rivoluzionario di Kind Of Blue, il trattare in modo nuovo l’aspetto armonico, era tutto teso a valorizzare le melodie e i suoi profumi arcaici. Da qui il cortocircuito di tradizione e modernità e la bellezza senza tempo di questa musica ideale.

Ma andiamo con ordine.

I primi anni Cinquanta

I primi anni Cinquanta erano gli anni in cui Miles Davis iniziò a scrivere la sua leggenda.

Era un periodo turbolento sotto l’aspetto personale, in cui si consolidò il rapporto di Miles con le droghe, ma erano anni di grande creatività. Ogni successo nasce da periodi bui, e il successo leggendario di Davis non poteva che nascere dall’inferno.

Tornato a New York, salutati Parigi e Juliette Gréco, di cui si era innamorato, con la Francia e la nostalgia nel cuore, con il suo matrimonio che scricchiolava irrimediabilmente, Miles Davis passò da altre droghe all’eroina, di cui avrebbe cominciato a liberarsi verso la metà del decennio. Miles non era ancora l’uomo ricco che di lì a poco sarebbe diventato, e per procurarsi l’eroina ricorse a prestiti e allo sfruttamento della prostituzione.

In quel periodo ebbe guai con la legge, in particolare per possesso di droga.

La Cinquantaduesima strada era il lato bohémien e jazz di Manhattan, con i suoi locali e le sue notti. Ma quella leggenda si nutriva anche di siringhe e di disperazione. Miles non ne restò fuori, come tanti suoi compagni di jazz e di notti lunghe.

Lo stile signorile di Miles Davis

Ma i suoi fantasmi e le sue depressioni erano anche il nutrimento della sua arte incomparabile. Accompagnato da gruppi d’occasione, Miles Davis tirò fuori vari dischi. Registrazioni di altissima qualità, attraverso le quali si delineava la sua arte maggiore, che sarebbe esplosa nel ’59 con Kind Of Blue.

Nel ’55 Miles diede vita al suo primo gruppo fisso, un quintetto formato, oltre che da Davis alla tromba, da John Coltrane al sax tenore, Red Garland al pianoforte, Paul Chambers al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria. Questi signori e Julian «Cannonball» Adderley avrebbero registrato, poco prima della primavera del ’58, Milestones, una delle vette del jazz.

In questi anni furono prolifiche anche le collaborazioni con Gil Evans.

In generale, nei tanti dischi di questo periodo, che era, tra entusiasmi, idee, collaborazioni, eccessi, uno dei più eroici e leggendari del jazz, Davis si muoveva tra bop, di cui era stato uno degli artefici, e superamento del bop. Prendevano sempre più piede la semplificazione armonica e la libertà melodica. E si definiva lo stile davisiano: un’atmosfera signorile, un’improvvisazione meditativa, ricca di pause e sprazzi di poesia. La tromba di Miles Davis puntava sul togliere e sull’essenzialità, piuttosto che sull’accumulo e sulla tecnica. Il geniale trombettista di Alton si stava dirigendo a grandi falcate verso Kind Of Blue, una delle cose più poetiche che il Novecento abbia prodotto.

Alle porte della leggenda

Caposaldo di questa marcia di avvicinamento, lo accennavamo, era Milestones, ponte tra il bebop e Kind Of Blue.

Era un giorno d’inizio febbraio del ’58 quando i sei entrarono in studio la prima volta per registrare questo capolavoro, pubblicato dalla Columbia.

Ormai c’eravamo. Eravamo alle porte del ’59. Alle porte di Kind Of Blue.

Kind Of Blue di Miles Davis
L’indimenticabile copertina di Kind Of Blue. Qui è nella sua versione vintage e romantica, quella originale del 1959. L’atmosfera aristocratica e notturna contribuiscono a farne un cult. Un’immagine che evoca i sapori dell’album. Sotto il titolo, i nomi della formazione da favola messa insieme da Davis.